Le compagnie: «Sfida al monopolio dei sindacati»

28/11/2005
    sabato 26 novembre 2005

    Pagina 5- Economia

    L´Ania: senza concorrenza niente previdenza integrativa, sarebbe come immaginare i telefonini insieme alla Sip

      Le compagnie affilano le armi
      «Sfida al monopolio dei sindacati»

        VITTORIA PULEDDA

        MILANO – Due anni di tempo "guadagnato"; per le assicurazioni, tutto sommato una vittoria, perché questo tempo potrà venire utilizzato per riscrivere quelle norme che a loro giudizio penalizzerebbero le polizze individuali (i Fip) e i fondi aperti rispetto ai fondi negoziali (quelli che nascono dalla contrattazione e prevedono oltre al Tfr i contributi del dipendente e del datore di lavoro). «Ma come pensiamo che possa esserci un vero mercato della previdenza complementare senza concorrenza? E´ come immaginare il mondo dei telefonini ancora con il monopolio della Sip: semplicemente, non sarebbe nato». Giampaolo Galli, direttore generale dell´Ania, l´associazione che raccoglie le compagnie assicurative, non ha dubbi: non basta poter disporre liberamente del Tfr (come accadrà dal 2008) perché fino a quando il contributo del datore di lavoro non potrà essere destinato dal lavoratore ad una delle forme possibili di previdenza complementare, sarà una riforma dimezzata.

        «Diciamo che è importante avere un contatto diretto con l´investitore (il lavoratore) senza intermediazioni e senza posizioni di monopolio. Che, alla lunga, portano anche a maggiori costi proprio perché c´è meno concorrenza».

        Galli si riferisce al fatto che il testo licenziato due giorni fa prevede – anche nel 2008 – che i contributi del datore di lavoro possano essere versati solo in un fondo negoziale e non trasferiti per esempio in un fondo previdenziale aperto o in un Fip. Non è un affare da poco: la torta da spartire può superare i 13 miliardi di euro. Capire chi sarà a dividersela non è cosa da poco e sotto questo aspetto bisogna ricordare che i Fip (costosissimi in termini di commissioni e per circa un terzo del mercato gestiti da Mediolanum, la compagnia in cui il presidente del consiglio ha una rilevante partecipazione) sono di appannaggio delle assicurazioni; peraltro molto presenti anche nel settore dei fondi aperti, mentre nei fondi negoziali la gestione la fa più spesso una banca anche se Ras – un´assicurazione dunque – è il secondo operatore del settore.

          Comunque, le assicurazioni non hanno preso malissimo la riforma. Il ragionamento è che due anni sono lunghi e da qui ad allora c´è tempo per cercare di spostare l´asse a favore delle compagnie. Persino le elezioni ed un possibile cambio di maggioranza potrebbe rivelarsi positivo: per assurdo, sgombrando il campo dall´evidente conflitto di interessi tra presidenza del consiglio e azionariato di un´assicurazione, potrebbe essere più semplice eliminare il doppio binario attuale (fondi negoziali da un lato, fondi aperti e Fip dall´altro) dando la possibilità a tutti di scegliere la soluzione che più aggrada senza intermediazioni legate a contratti e parti sociali; che forse sono un vincolo alla libertà assoluta, ma che per altri aspetti rappresentano una maggiore garanzia di trasparenza e una maggiore forza nel contrattare – con assicurazioni o banche che siano – le condizioni migliori. Occorre infatti tener presente che tutti i prodotti finanziari, compresi quelli previdenziali, hanno spese molto alte. E le assicurazioni non sono spontaneamente a buon mercato.