Le città d’arte già pensano all’autunno

01/09/2003




    Domenica 31 Agosto 2003

      Turismo culturale:
      Sempre meno americani e giapponesi


Le città d’arte già pensano all’autunnoNei mesi estivi gli arrivi hanno registrato un calo del 4% – Polemiche sulla crisi degli hotel a Venezia


    MILANO – Nel 2003 ci sarà una nuova débâcle del turismo nelle città d’arte, dopo le difficoltà subite già lo scorso anno (-15% il giro d’affari turistico) a causa della flessione degli arrivi da Usa e Giappone. Le città d’arte, d’altro canto, rappresentano una quota importante del turismo soprattutto d’Oltralpe: circa il 40% delle prenotazioni dall’estero ai tour operator, secondo una recente ricerca di Isnart e Unioncamere condotta a livello europeo. Secondo Confcommercio, nel corso dei mesi estivi, gli arrivi sono diminuiti del 4 per cento. Come spiega Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, il «bilancio dei primi sei mesi è stato molto negativo per le città d’arte, con cadute del 20% del giro d’affari per realtà chiave come Firenze e Roma» e picchi anche del 40% per i centri minori (molti operatori citano tra gli altri il caso Aosta). «Le realtà più penalizzate in questo contesto – aggiunge Bocca – sono rappresentate dalle strutture alberghiere a 4 e 5 stelle, ossia quelle di fascia medio-alta, mentre le strutture minori hanno meno difficoltà. Comunque per l’autunno c’è qualche segnale incoraggiante, mentre la situazione appare al momento positiva per il 2004 in base ai monitoraggi finora effettuati sulle aspettative dei tour operator. Pertanto non dobbiamo lasciarci sfuggire questa opportunità, i prossimi mesi saranno un banco di prova decisivo per rilanciare il turismo nelle città d’arte italiane, con iniziative mirate».
    Sullo "stato di crisi" delle città d’arte concordano un po’ tutti. L’ultimo monitoraggio Assoturismo-Confesercenti sottolinea che ad agosto c’è stato un calo tendenziale dell’1,3% degli arrivi di italiani e stranieri nelle strutture alberghiere (-0,3% la flessione complessiva per l’intero Paese). Le rilevazioni di Fipe-Confcommercio sottolineano, dal canto loro, che anche quest’anno è perdurata la crisi degli arrivi di americani e giapponesi, cui si sono aggiunte flessioni marcate di francesi e inglesi, proprio nelle città d’arte. L’indagine segnala inoltre che, ci sono dei segnali positivi da alcuni poli artistici dell’Emilia-Romagna e del Veneto, mentre il bilancio complessivo delle altre principali realtà italiane resta nettamente negativo, sempre in termini di flussi turistici.
    Il preconsuntivo stilato da Trademark Italia a cavallo dell’estate segnala anch’esso un marcato arretramento delle città d’arte a vantaggio invece delle destinazioni balneari. Trademark Italia segnala anche il fatto che spesso le città d’arte sono state penalizzate da prezzi troppo alti di alberghi, strutture ricettive e servizi. Hanno accusato il colpo le strutture alberghiere che lavorano con i tour operator. Non mancano però segnali positivi da località medie – segnala Trademark Italia – come Perugia, Padova, Ravenna, Siena e Trento. Secondo Gaetano Orrico, presidente di Assoturismo, occorrono campagne mirate di marketing. «Le città d’arte – aggiunge Bocca – hanno un forte bisogno di rilanciare la capacità di attrazione. I musei non tirano più di tanto, mentre c’è un forte interesse per mostre ed eventi legati all’arte e alla cultura. Roma e Firenze dovrebbero fare molto di più e meglio, i risultati migliori sono stati conseguiti in città come Parma e Mantova con iniziative di spessore mondiale».
    Il caso Venezia. A Venezia sono gli alberghi a pagare più pesantemente una stagione non esaltante. Nel primo semestre dell’anno, secondo l’Apt, gli arrivi negli hotel del centro storico sono calati dell’1,9% e le presenze dell’1,06 per cento. Per contro gli arrivi extralberghieri sono cresciuti del 24,8% anche se in termini assoluti questa offerta non raggiunge il 20% di quella degli hotel. C’è comunque un dato a preoccupare più di tutti. L’Ava, l’associazione degli albergatoi veneziani, denuncia che nei primi sei mesi dell’anno il ricavo medio di una camera è sceso del 7,32 per cento. «Questo vuol dire – spiega Claudio Scarpa, direttore dell’Ava – che se non si inverte la tendenza a fine anno avremo una perdita stimabile in 23,6 milioni di euro. Questo perchè sono mancati soprattutto americani e giapponesi, ossia gli ospiti con una capacità di spesa doppia rispetto agli italiani ma anche agli europei in genere.» Cali d’arrivi pesanti: -14% per gli statunitensi, -25% per i giapponesi, e ben poco ha potuto fare anche l’appeal internazionale della Biennale. Così molti alberghi hanno ridotto i prezzi e all’Ava sottolineano che le tariffe rientrano abbondantemente nella media delle grandi città europee. La Biennale però accusa gli albergatori del Lido di avere prezzi troppo alti e condizioni capestro.

    VINCENZO CHIERCHIA
    CLAUDIO PASQUALETTO