Le cifre del dramma Più di mille morti e 790.000 infortuni

11/10/2010

Un bollettino di guerra che si ripete anno per anno con cifre che se da una parte fanno rabbrividire, dall’altra suscitano sdegno in quello che pretende di essere un Paese civile. In occasione della “Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro”, l’Anmil ha ribadito i tragici numeri relativi al consuntivo 2009 diffusi pochi mesi fa dall’Inail.
L’anno scorso gli infortuni sul lavoro sono stati 790mila, con oltre 1.000 lavoratori che hanno perso la vita, mentre in 886 sono morti a seguito di una malattia professionale nel solo settore dell’industria. Sono cifre, ha spiegato l’Anmil, che dimostrano che «l’impegno comune finora profuso non è assolutamente sufficiente a tutelare la salute dei lavoratori e per questo bisogna trovare soluzioni che facciano applicare le norme sulla prevenzione ». Il presidente dell’associazione, Franco Bettoni, ha sottolineato come «l’infortunio è un’esperienza che tocca ogni anno quasi 900.000 persone; un’esperienza comunque dolorosa fatta di cure, di rieducazione, di disagio familiare ed economico, dell’attesa di un indennizzo quasi mai corrispondente alle attese e da “conquistare” a volte in modo laborioso, nonostante l’impegno dell’ Inail per snellire, semplificare, venire incontro al lavoratore».
E tornando ai numeri dell’Inail, offrono davvero uno spaccato raggelante della situazione. Un rapporto annuale che fra l’altro segnale come “apparenti” quelle che in un altro contesto sarebbero apparse tendenze positive. I 1.050 decessi del 2009 rappresentano sì una significativa flessione rispetto all’anno predente (1.120 morti), che però si spiega con un altro dramma, quello della crisi economica. Infatti, sulla riduzione dei casi registrati e denunciati all’Istituto incide il calo degli occupati (-1,6% per l’Istat) e delle ore effettivamente lavorate, sia per i tagli dello straordinario che per il ricorso alla cassa integrazione. La sola perdita di posti, stima l’Inail, ha determinato una flessione del3%relativa al rischio corso dai lavoratori italiani.
I LAVORATORI STRANIERI
Qualche nota positiva si è invece registrata relativamente agli incidenti mortali dei lavoratori stranieri, scesi di 39 unità, passando da 189 a 150. Rumeni, marocchini e albanesi sono le comunità che ogni anno denunciano il maggior numero di incidenti, totalizzandone ben il 40%. Se si considerano i casi mortali, la percentuale supera addirittura il 50%: in altri termini, un deceduto di origine straniera su due, in Italia, proviene da una di queste tre comunità. Un altro capitolo doloroso è quello delle malattie professionali. Il 2009, sempre secondo le rilevazioni dell’Inail, è stato un anno record: 34.646 denunce, il valore più alto degli ultimi 15 anni, per un aumento del 15,7% rispetto ai 30 mila casi del 2008 e di circa il 30% in 5 anni. Nei vari comparti il triste primato spetta all’agricoltura, con segnalazioni più che raddoppiate in un solo anno (da 1.834 del 2008 a 3.914 del 2009,+113,4%) e triplicate nell’ultimo quinquennio.