Le Casse dei professionisti a rischio «devolution»

17/01/2002





Le Casse dei professionisti a rischio «devolution»
ROMA – Rischio devolution per le libere professioni. Nel corso dell’audizione che alcuni rappresentanti delle categorie professionali hanno avuto ieri alla commissione Affari costituzionali del Senato il pericolo è emerso con forza. A farsene in qualche modo interprete è il presidente Adepp (l’Associazione delle Casse private) Maurizio de Tilla che sottolinea come il passaggio a una potestà normativa concorrente possa creare delle incongruenze se le Regioni avranno mano libera su una serie ampia di materie che riguardino un po’ tutti i professionisti e, per questo, sottolinea come ci vorrebbe un disegno di legge quadro che identifichi in maniera precisa le materia affidate alla competenza locale e quelle che, invece, rimarranno nelle mani dello Stato. Davanti al presidente della commissione Andrea Pastore (Forza Italia) si sono seduti tra gli altri i presidenti della Casse previdenziali di dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro: rispettivamente Adelio Bertolazzi, Luciano Savino e Vincenzo Miceli. Da tutti sono state sottolineate le preoccupazioni di de Tilla. Le perplessità nascono dalla mancata cornice nella quale potrebbero muoversi interventi regionali che, per esempio, fossero tesi a ridisegnare potenziali aree o settori di intervento professionale specifico; oppure ancora se, sul piano più strettamente fiscale, venissero adottate misure penalizzanti o anche agevolative per una categoria rispetto all’altra, magari facendo leva sulle varie possibilità di addizionali. Insomma, il pericolo paventato è quello di avere una legislazione a macchia di leopardo che, sottolinea Bertolazzi, potrebbe «portare alterazioni al quadro demografico sul quale si regge ogni sistema di previdenza finanziato a ripartizione, sia esso erogatore di prestazioni misurate in base al metodo contributivo o retributivo». Di qui la sollecitazione alla commissione Affari costituzionali per una particolare attenzione a una prospettiva di intervento che tenga conto delle eventuali ripercussioni sul versante previdenziale di categoria di interventi che apparentemente avrebbero poco a che vedere con il sistema pensionistico. Il decentramento – spiega Bertolazzi – deve comunque essere combinato con un elemento di solidarietà che tenda a ridurre la disparità tra le diverse aree del Paese. E, per mettere in evidenza i rischi che una legislazione poco attenta può magari inconsapevolmente comportare, le Casse hanno sottolineato il precedente del decreto del ministero degli Interni del 25 maggio 2001 che «senza consultare i titolari, per legge, delle modalità di incasso contributivo, cioè le Casse di previdenza private, ha sconnesso i tempi e i modi di incasso contributivo relativamente a una quota apprezzabile di nostri iscritti». Inoltre sul punto i singoli enti locali stanno adottando tempi di pagamento e modalità di versamento dei contributi per i liberi professionisti amministratori locali ancora indefiniti. Sulla materia previdenziale complementare, ha ancora dichiarato in commissione Bertolazzi, non è accettabile che si creino concorrenze sleali tra bacini sociali regionali, in condizioni di deregolamentazione normativa.
N.T.

Giovedí 17 Gennaio 2002