Le buste paga crescono del 2,2%

07/04/2003



              Sabato 05 Aprile 2003
              ITALIA-LAVORO




              Le buste paga crescono del 2,2%

              Secondo l’Istat a febbraio retribuzioni contrattuali poco sotto l’inflazione (2,5%)


              ROMA – Retribuzioni in crescita del 2,2% rispetto a un anno fa. In febbraio la completa assenza di variazioni congiunturali ha impedito infatti alle buste paga di andare oltre il 2,2% su base annua, come in gennaio. Un incremento che non è stato sufficiente a salari e stipendi per pareggiare i conti con l’andamento dei prezzi al consumo (+2,5%, se misurati attraverso l’indice per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi). In termini di potere d’acquisto dunque c’è una frenata. In febbraio, aggiunge l’Istat, la variazione congiunturale complessiva non è stata influenzata dalle modeste variazioni relative ad aumenti tabellari e all’applicazione della "vacanza contrattuale" in alcuni settori, dove non si è ancora arrivati al rinnovo dei contratti. Nei primi due mesi del 2003, di conseguenza, l’aumento delle buste paga si è bloccato sul 2,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Un dato piuttosto contenuto, che potrebbe contribuire a contenere la dinamica del costo del lavoro. Ma c’è da sottolineare che alla fine di febbraio erano ancora in attesa di rinnovo 31 accordi collettivi nazionali, che interessano complessivamente circa 7,7 milioni di lavoratori dipendenti, con un peso del 62% sul monte retributivo contrattuale. Le probabilità che salari e stipendi possano beneficiare di una correzione al rialzo, insomma, sono molte, con grossi rischi per la competitività del made in Italy che già deve far fronte al risveglio dell’inflazione e all’incerto futuro della domanda mondiale. Per affrontare la situazione, l’economista ed europarlamentare di Forza Italia, Renato Brunetta, suggerisce di abbandonare la contrattazione centralizzata per passare a quella aziendale. In questo modo, ha spiegato, «i salari andrebbero secondo la produttività, regola aurea dell’economia». Anche in febbraio è stata l’agricoltura a guidare la classifica degli aumenti retributivi con un incremento del 5 per cento. Seguono credito e assicurazioni (+4,1%), industria (+2,9%), commercio (+2,8%) e servizi privati (+2,8%). In coda, gli addetti ai trasporti, dove l’aumento si ferma all’1,7%, e soprattutto quelli della pubblica amministrazione, con lo 0,5 per cento. Nell’industria manifatturiera la crescita è stata pari al 3%, con variazioni che toccano un massimo del 5,6% per gli addetti alle industrie del legno e dei prodotti in legno e un minimo dell’1,2% per quelli delle industrie petrolifere. Crescita sostenuta anche per il tessile-abbigliamento (+4,1%) e la lavorazione dei minerali non metalliferi (+4%). Fanno marcia indietro, almeno per il momento, gli scioperi: le ore lavorative perdute a causa di conflitti di lavoro nei primi due mesi del 2003 sono state circa 1,3 milioni, con una diminuzione del 73,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. Anche in questo caso il numero di ore perdute – come precisa l’Istat – è dovuto per la quasi totalità (1,1 milioni di ore, l’83,7% del totale) a vertenze estranee al rapporto di lavoro.
              ELIO PAGNOTTA