Le Br non pescano più nel brodo del movimento

04/03/2003

            4 Marzo 2003

            TERRORE 2.
            LA MAPPA DEL BACINO CHE NON C’È

            Le Br non pescano più nel brodo del movimento

            Disobbedienti troppo a destra, autonomi scettici, squatter inaffidabili

              Dei brigatisti del terzo millennio il magistrato Ferdinando Imposimato, già giudice istruttore dei processi Moro, dice che «sono molto compartimentati, abbastanza numerosi, molto decisi e intelligenti. Hanno una capacità di aggregare consensi perché i loro comunicati trattano questioni condivise anche da persone normali, come il no alla globalizzazione». Per il procuratore di Verona Guido Papalia, altro magistrato esperto di partito armato, è l’esatto contrario: «Sono pochi e finora non hanno aggregato nessuno». L’unico dato certo è che quelli di Nadia Desdemona Lioci e Mario Galesi non sono nomi nuovi, ma rappresentano l’ultimissima leva delle vecchie Br, tranistata nel tempo attraverso organizzzioni-ponte come i Nuclei comunisti combattenti.
              L’analisi del nuovo possbile "brodo di coltura" delle Br-Pcc sembra dar ragione a Papalia. Quale mai potrebbe essere oggi il bacino di reclutamento del brigatismo? Di fatto le Br non hanno sponde politiche nei movimenti e nell’area dei centri sociali. Nella galassia del movimento new e no global il rifiuto della violenza è pratica diffusa. Fa eccezione l’area dei Disobbedienti, in cui si riconoscono tutti i centri sociali del nord-est, il Leoncavallo di Milano, lo Zapata di Genova e il Corto circuito di Roma, nonché, dopo lo scioglimento del network Diritti globali, anche i centri sociali del sud capeggiati da Officina 99 di Napoli. Ma per capire quanto poco questa area sia sensibile a possibili richiami del partito armato basti pensare che gli stessi Disobeddienti sono considerati destri, trattativisti e concertatori, quando non dei veri e propri «venduti», dal resto dei centri sociali, articolato in due tronconi: l’area dell’Autonomia di classe e quella anarco-squatter. Ma anche in questi due casi la distanza dalle Br è, anche se per motivi diversi, molto marcata. L’Autonomia di classe (centri sociali Murazzi di Torino, Vittoria di Milano, Inmensa di Genova, Macchia rossa di Roma), che condivide con i Disobbedienti la filiazione teorica da uno dei vari filoni della vecchia Autonomia operaia, persegue un profilo politico "duro e puro", ma sempre rivendicando la propria distanza ideologica dalle pratiche brigatiste: «L’unica possibilità di intervento – scrive la rivista di riferimento Vis-à-Vis – viene non già da una qualche velleitaria scelta avanguardistica da "setta elitaria" di più o meno improvvisati esperti di balistica, bensì, come sempre (e come abbiamo infinite volte ribadito), dalle armi della critica». Paradossalmente non è reclutabile dalle Br nemmeno l’unica frangia dei centri sociali che potrebbe, per la disposzione all’azione diretta e per la guerra dichiarata allo Stato in tutte le sue forme, risultare affine, cioè l’area squatter (El Paso di Torino e Laurentinookkupato di Roma). L’operazione di arruolamento è impossibile: gli squatter sono antropologicamente e politicamente distanti anni luce dall’opzione brigatista, per il rifiuto assoluto della militanza, del marxismo-leninismo, della clandestinità e, non ultimo, del comunismo.
              Resta solo il possibile prodursi di un vecchio e ben noto sentimento di empatia (compagni che sbagliano), difficile da tradursi in reclutamento, ma ben testimoniato da un messaggio lasciato ieri sul forum del sito di movimento Indymedia: «Lottano per le nostre stesse ragioni contro il sistema di potere, con sistemi giudicati estremi ma che anche rappresentano la disperazione e la voglia di lottare. I compagni brigatisti vanno aiutati?». Seguono sconfessioni e scomuniche.