Le bollette-salasso costano 525 euro in più

24/11/2004

    mercoledì 24 Novembre 2004

      Gas, benzina e Rc auto
      le bollette-salasso costano 525 euro in più

        Enrico Cinotti
        Francesco Martini

          ROMA Della mozzarellla di bufala – quando i soldi scarseggiano, dopo la fatidica metà del mese – si può fare a meno; il prosciutto crudo lo si può sostituire con la mortadella o con quello cotto ma che fare con il gas, l’acqua, la benzina, la Rc-auto e moto, il conto corrente della banca o le tasse universitarie?

            Il settimanale dei consumatori Il Salvagente, nel numero in edicola da domani, ha fatto i conti in tasca a una famiglia tipo, mettendo a confronto le spese fisse del 2002 e quelle del 2004. Risultato? Un biennio nettamente in rosso, per la bellezze di 525 euro. Nel 2004, cioè, per usufruire degli stessi servizi del 2002 questa famiglia ha dovuto spendere quasi un milione di vecchie lire in più. Una bella «tassa» da carovita non c’è che dire, visto che – nello stesso periodo – gli stipendi sono rimasti fermi.

              Spese obbligatorie
              Costi fissi, insomma, aumentati per tutti? Non proprio così. Bollette e tasse sono uscite obbligatorie e indifferibili nel tempo. Per questo incidono molto di più sui redditi più bassi e riducono sensibilmente il potere di acquisto dei cittadini, visto che, nello stesso biennio preso in considerazione, gli stipendi sono rimasti fermi al palo.

                Per realizzare la sua inchiesta Il Salvagente ha ipotizzato un nucleo composto da tre persone: padre e madre lavoratori dipendenti e figlio ventenne all’università di Roma. Il papà si sposta con l’automobile, la mamma raggiunge il suo ufficio con la metropolitana e il figlio utilizza il suo motorino. Sono state esaminate dieci voci di spesa che sono irrinunciabili e sulle quali è più difficile tagliare (in realtà sono dodici, perché benzina e assicurazione colpiscono sia l’auto che il motorino).

                  La famiglia tipo è stata «domiciliata» a Roma, perché alcune delle voci esaminate hanno bisogno di una città di riferimento. Altrimenti, è impossibile determinare il costo della Rc-auto o dell’abbonamento al trasporto pubblico. Ma Il Salvagente, ogni volta che ha potuto, si è avvalso, invece, delle medie nazionali calcolate dalle Authority di settore, oppure ha utilizzato le rilevazioni dell’Osservatorio nazionale tariffe e servizi della Federconsumatori.

                    Casa cara casa
                    Partiamo dal servizio idrico. Con un consumo costante di 200 metri cubi di acqua, la spesa annua della famiglia italiana è passata da 196,7 euro del 2002 a 213 euro dell’anno in corso, ovvero la nostra famiglia ha dovuto sborsare 16,30 euro in più.

                      Stesso trend per la nettezza urbana. Per un appartamento di 100 metri quadri, la tassa è cresciuta di 16,30 euro in soli due anni. Se la bolletta della luce, al di là di scostamenti minimi, non risulta in aumento nell’ultimo biennio (ma è già tra le più alte d’Europa), sul gas le cose non vanno allo stesso modo. Nella stagione termica 2001-2002, secondo la Federconsumatori, la spesa annua con un consumo di 1.400 metri cubi di gas sia per il riscaldamento che per cucinare, era pari a 852,52 euro. Nella stagione termica in corso, abbiamo già dovuto mettere in conto 14 euro in più, per via dell’indicizzazione del prezzo del metano a quello del petrolio, mentre aumenti tariffari, invece, potrebbero essere decisi dall’Authority a partire dal primo gennaio 2005.

                        Benzina e Rc-auto
                        Il conto dei trasporti è ancora più salato: quest’anno, per spostarsi, la nostra famiglia-tipo ha speso ben 350 euro in più rispetto al 2002. L’abbonamento annuale alla metro della mamma è passato dai 181 euro del 2002 ai 230 del 2004, ovvero è rincarato di 49 euro.

                          La Rc-auto proposta da una compagnia leader nazionale al nostro papà, un cinquantenne in prima classe di merito, in due anni è passata da 378,50 a 465,36 euro, registrando 86,86 euro di aumento. Stessa sorte amara tocca al motorino del figlio ventenne: la tariffa più economica, nella capitale, è cresciuta in un solo biennio di ben 78 euro.
                          E la benzina? Un salasso. Il prezzo medio di un litro di senza piombo nel novembre 2002, secondo l’Osservatorio del ministero delle Attività produttive, costava 1,077 euro.

                            Due anni dopo costa 1,177, cioè dieci centesimi in più al litro (quasi 200 vecchie lire, per capirci meglio). Ipotizzando che il capofamiglia con la sua Fiat Punto 1.2 compia 1.250 chilometri al mese (quasi il minimo indispensabile) circa metà in ambiente urbano e il resto extraurbani, c’è un incremento di spesa annua per il pieno in ben 97 euro. E il ragazzo che, nel 2002, metteva nel motorino 36 litri di benzina al mese, quanto ha speso quest’anno con lo stesso motorino e gli stessi litri? Ben 43 euro in più.

                              Altri costi
                              Bollette domestiche e spese per i trasporti hanno fatto già registrare una bella cifra di aumenti. Tra i costi obbligatori ci sono anche il conto corrente e le tasse universitarie. Nel 2002 l’iscrizione alla Facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza, per la seconda fascia di reddito, costava 559,84 euro. A ottobre del 2004 la nuova retta annuale ben 650 euro, ovvero 90 euro in più. Il papà ha pagato la tassa universitaria utilizzando il conto corrente aperto presso la Banca di Roma, conto «Per la famiglia Plus» (e la nostra famiglia-tipo si limita ad averne uno solo, proprio per risparmiare).

                                Eppure in due anni, le spese di gestione annuali, senza carta di credito, negoziazione di titoli e mantenendo costanti le operazioni, sono passate da 184,5 a ben 217 euro.