Le autostrade vanno alla scoperta dei motel

04/03/2002





Turismo – Le società di gestione decise a valorizzare le aree di servizio – FastHotel aprirà 20 alberghi in 5 anni
Le autostrade vanno alla scoperta dei motel
Sull’intera rete nazionale oggi ci sono solo una ventina di strutture
MILANO – Arrivano i motel sulle autostrade italiane. Non che finora non ce ne fossero proprio, ma con solo 9 strutture sull’intera rete di Autostrade spa, a cui se ne aggiunge un’altra manciata sulle altre tratte, il nostro Paese vanta una diffusione dei motel quasi nulla. Ora le cose stanno per cambiare. Tra pochi giorni apre a Frascati Est, alle porte di Roma, il primo motel a marchio FastHotel, nuova linea di strutture alberghiere che fa capo alla catena ClassHotel, gruppo a capitale italiano che gestisce attualmente 9 alberghi (4 in proprietà) oltre a due in franchising. Per FastHotel è solo il primo passo, perché l’ambizioso piano di sviluppo prevede la costruzione e gestione di addirittura 40 strutture sulla rete autostradale italiana. Non a caso la società Autostrade proprio in questi giorni sta mettendo a punto un progetto per valorizzare un ampio numero di aree di servizio: in un primo tempo potrebbero essere una quindicina, ma in medio-lungo periodo dovrebbero arrivare a circa quaranta. Autostrade, quando arriverà il momento, esaminerà le proposte dei vari competitor. Due le formule per costruire un motel. La prima prevede il rilascio di una concessione da parte delle società di gestione autostradale (in Italia sono 26), ma è anche possibile ricorrere alla "concessione di accesso", formula che vede il motel costruito su un terreno privato fuori dall’autostrada (sull’autostrada la proprietà è dell’Anas), ma immediatamente attiguo all’area di servizio. Grazie alla concessione di accesso viene poi aperto un transito interno. Quel che è certo è che tra qualche anno il panorama dei motel sarà cambiato pesantemente. Gli italiani sono stati abituati a vedere un solo marchio sulle loro autostrade, quello degli storici Motel Agip, che nel frattempo sono stati venduti alla Westmont e il marchio è diventato quello degli Holiday Inn (oppure Crowne Plaza, cioè il segmento superiore degli Holiday Inn). Tutte le altre strutture esistenti in Italia sono senza marchio, o – per dirla in termini tecnici – non "brandizzati". Difficile spiegare il disinteresse dei grandi gruppi. Certo lavorare in Italia non è facile e non a caso un gigante dell’industria alberghiera e dei motel in particolare, come il gruppo francese Accor – che in Italia opera con la joint venture italo-francese Sifalberghi – non è mai entrato in questo segmento di mercato, preferendo sviluppare marchi come Sofitel e Mercure. Eppure Accor gestisce nel mondo ben 1.500 motel, dei quali oltre mille negli Stati Uniti e quasi 400 in Europa, soprattutto in Francia, con il marchio Formule 1. Alberghi superautomatizzati, praticamente senza personale, ma con un format non replicabile in Italia: le camere sono troppo piccole e la normativa di Ps non consente questa "autogestione" degli ingressi. «Il nostro FastHotel di Frascati è costato 4,5 miliardi di lire e aprirà a giorni con prezzi estremamente competitivi – racconta Mario Della Noce, amministratore delegato di ClassHotel, che è ovviamente convinto dell’esistenza di un grosso mercato potenziale – La stanza tripla, pensata apposta per le famiglie, costerà circa 90 euro, mentre la doppia sarà intorno ai 70 euro, ma per la doppia uso singola si scende più o meno a 40 euro». «Ne vogliamo costruire 20 entro i prossimi cinque anni, abbiamo già parlato con Autostrade spa di alcune aree particolarmente interessanti, come quelle di Cantagallo, Flaminia Ovest, Scandicci, Secchia – continua – e per adesso andiamo avanti con i canali tradizionali di finanziamento, anche se in futuro non escludiamo la ricerca di un partner». Per velocizzare il check out, cioè il momento dell’uscita e del pagamento del conto, i FastHotel saranno motel a tre stelle senza telefono in camera e senza mobile bar, sostituito da un self service alla reception, ma con tv anche pay per view, da pagare in anticipo.
Martino Cavalli

Domenica 03 Marzo 2002