Le Acli: «Ripartiamo dal diritto al lavoro»

28/04/2005
    giovedì 28 aprile 2005

    Pagina 16- Cronaca

    LA RICORRENZA

      Roma, forum internazionale e incontro tra sindacati e imprenditori. Confidando nel nuovo papa
      Le Acli festeggiano sessant´anni
      "Ripartiamo dal diritto al lavoro"
      Il presidente Bobba: "Il pontefice ci ha commossi definendosi un umile lavoratore"
      "Bisogna eliminare le diseguaglianze tra Nord e Sud che deve essere ricompensato"

        CATERINA PASOLINI
        ROMA – «Quando il Papa si è definito un umile lavoratore nella vigna del Signore, mi sono commosso. Ho pensato ai nostri lavoratori, al nostro compito che oggi è promuovere un lavoro decente su scala planetaria e globalizzare la solidarietà». Parla con foga Luigi Bobba, presidente delle Acli, le associazioni cristiane dei lavoratori che raccolgono 850mila iscritti e in questi giorni festeggiano i 60 anni di storia tra convegni, proposte concrete e momenti strettamente religiosi domenica con papa Benedetto XVI in piazza San Pietro.

        La tabella di marcia delle iniziativa parte oggi con il forum internazionale delle organizzazioni cristiane dei lavoratori che ha visto arrivare 150 dirigenti da tutto il mondo, compresi esponenti del movimento polacco Solidarnosc. Domani invece all´hotel Ergife verranno invece presentate agli imprenditori e ai segretari di Cgil, Cisl e Uil le proposte delle Acli per l´Italia, per «rimettere al centro il lavoro come risorsa essenziale per uno sviluppo sostenibile».
        Una sorta di che fare – in un mondo sempre più popolato da lavoratori atipici, flessibili e migranti, disoccupati e con pochi diritti – prima di concludere i festeggiamenti del sessantesimo anniversario domenica con la messa nella chiesa di santo Spirito e poi in piazza San Pietro col nuovo Papa. «Il nome scelto da Ratzinger ci riporta alla memoria il pontefice che diede via libera al partito popolare di don Sturzo e lottò per la pace», sottolinea Bobba.

        Richiami storici, perché la storia delle Acli corre intrecciata a quella del Paese, sessant´anni vissuti sul filo dell´impegno tra battaglie, lotte e denunce dall´Italia agraria del dopoguerra alla scoperta del movimento operaio nel segno della dottrina sociale della chiesa. Con momenti duri, di incomprensione con la gerarchia ecclesiastica accanto ad altri di forte denuncia come quando le Acli milanesi nel ‘53 pubblicarono un rapporto di accusa contro governo e industriali per la violazione di leggi e contratti e lo sfruttamento dei lavoratori.

        Ma c´è ancora troppo da fare e il primo maggio è un occasione per segnare il punto. «È anche un modo per ricordare a noi e alla chiesa che l´azione sociale non può essere ridotta esclusivamente a carità e volontariato. Deve ripartire dal lavoro, dai diritti e dalla dignità del lavoro perché un economia che non è in grado di generale lavoro per tutti è ingiusta».

        E cosi nell´Agenda del lavoro, tra i punti più importanti che verranno illustrati domani, c´è quello del «diritto al sapere. Perché sempre di più è la conoscenza che diventa essenziale per creare ricchezza e lavoro ed è su questo che si fonderà la diseguaglianza nel mondo. Perché ormai in dieci anni il sapere tecnologico è già sorpassato». Così le proposte delle Acli sono di fare leggi che prevedano sgravi fiscali per chi decide di aggiornarsi professionalmente, nuove 150 ore per i lavoratori sul modello già approvato con i sindacati in Francia, e libretti di crediti lavorativi sulla scia di quelli scolastici: documenti che raccolgano e certifichino la storia professionale ormai sempre più frammentata di chi una volta cominciava in un´azienda uscendone da pensionato ed oggi si ritrova a cambiare datore in continuazione tra contratti di formazione, lavori saltuari e atipici. «Senza dimenticare una intervento per eliminare le diseguaglianze tra Nord e Sud: ogni anno decine di migliaia di giovani dal meridione vanno a lavorare al nord dopo essere stati cresciuti dalle loro famiglie. Ecco il Sud dovrebbe essere in qualche modo compensato».

          Impegno per le Acli, che in 17 paesi hanno sedi nate seguendo le migrazioni degli italiani in cerca di occupazione, significa occuparsi anche di chi è arrivato nel nostro paese in cerca di fortuna. «Per gli immigrati vogliamo una politica di integrazione che li faccia cittadini come noi, con diritto al voto amministrativo e la cittadinanza per i loro figli nati qui, e sono più di 300mila».