L’azzardo di Epifani

22/12/2004



 
   



martedì 21 dicembre 2004
IL PACCO DI NATALE







 

 

ZOOM
L’azzardo di Epifani

CARLA CASALINI


Pare essere rimasto solo Luca Cordero di Montezemolo, come ultima risorsa, nel disegno fosco (e realistico) sul presente-futuro della situazione italiana che traccia il segretario generale della Cgil. Al punto che Guglielmo Epifani ventila come unica possibilità
costruttiva per il sindacato un accordo con la Confindustria: sul punto insiste, nell’intervista di ieri alla Repubblica, scegliendo questo trampolino di lancio per sostenere che «stanno crescendo i punti di vista convergenti» sì da poter costruire insieme «embrioni di politica industriale». La realtà non pare al momento soccorrere l’ipotesi di Epifani – né la vicenda Fiat, né la qualità delle critiche di Confindustria al governo – ma forse la sua è l’ultima risorsa dell’ottimismo della disperazione. L’incipit del segretario della Cgil è infatti sull’indifferenza per il declino del paese da parte dell’«esecutivo di centrodestra che ha ormai scelto un’altra strada». Sulla finanziaria ripete, drastico, il suo giudizio: ignorata la «questione industriale», nessun rapporto con i problemi dell’«occupazione», e il propagandato `taglio delle tasse’ oltre a non aiutare «i consumi» non allevierà i «problemi economici», anzi; sicché Epifani si stupisce che sia stato rimosso Tremonti, visto che la produzione dell’attuale ministro Siniscalco ha «la stessa impronta».

A contrastare questa linea perniciosa non c’è, per ora, neppure il centrosinistra, attardato in «dispute inutili, preso nelle «divisioni sulle candidature, in assenza, ancora, di un programma»: è durissima la critica all’opposizione, accusata di non accorgersi che si è già in pieno «scontro elettorale».

Uno scontro nel quale il governo delle destre è invece già imbarcato, e solo in quello, incurante del «declino» del paese, dell’occupazione, fino agli esiti grotteschi di questi giorni: i soldi sottratti agli ammortizzatori sociali, al Fondo per l’occupazione. Ma a che serve, allora, una eventuale «intesa con la Confindustria», se per contrastare il declino «servirebbe una chiara volontà politica» da parte di un governo in tutt’altre faccende affaccendato?

E’ lo stesso Epifani ad ammettere che senza l’impegno del governo un accordo anti-decadenza fra sindacati e industriali avrebbe ben poca efficacia. E infatti ricordiamo il destino di irrilevanza già toccato al documento «congiunto» contro il declino, su cui la Cgil spese addirittura uno sciopero. Ma l’accento sull’intesa con gli industriali è rubricato dal segretario nella parte construens, nell’azione propositiva che prospetta il sindacato. Ed è proprio, purtroppo, il punto su cui la realtà non sembra soccorrerlo.

Che ha fatto e che si propone di fare Luca di Montezemolo sulla Fiat, oltre a parlarne il meno possibile – tranne che per dare l’ordine da lontano di licenziare la gente di Arese? Eppure a sua volta il segretario della Cgil non parla di lui, nell’intervista, ma solo dell’«indifferenza del governo», sulla Fiat. E se pure avverte che la prospettata intesa – «a partire dal contratto dei metalmeccanici» – non potrebbe farsi a spese di «salari e diritti», come mai sorvola su quel che il leader degli industriali ha già detto sul punto?

Nella critica al governo la Confindustria ha infatti insistito che si deve abbassare «il costo del lavoro», e si deve tagliare «la spesa pubblica». Difficile una costruzione sintonica su simile
piattaforma. La Cgil, tirando un sospiro di legittimo sollievo per non essere più il bersaglio prediletto – come era per Antonio D’Amato – forse nutre troppe speranze nell’azione del nuovo leader degli industriali: più educato, senza dubbio (come Siniscalco rispetto a Tremonti?).