L´azzardo di Confcommercio “Negozi aperti 365 giorni l´anno”

24/11/2010

È quanto chiedono al tavolo delle trattative in corso sulle aperture domenicali tra Comune, categorie economiche e sindacati dei commessi, Confcommercio e Federdistribuzione, l´associazione della grande distribuzione. Lo chiedono per i negozi del centro che già adesso hanno la possibilità di restare aperti sempre, tranne quattro giorni l´anno: Natale, Santo Stefano, primo dell´anno e Primo Maggio. Lo propongono anche per i grandi magazzini e i supermercati. Confesercenti si ferma al Primo Maggio, comunque rivendica che nella tradizionale festa del lavoro i negozi possano stare aperti. Dopo la vittoria dell´anno scorso, nessuna delle associazioni dei commercianti intende più mollare la presa nonostante si fosse detto allora che era un´eccezione dovuta alla precedente notte bianca.
Così il tavolo, dove invece si è quasi raggiunto un accordo sulle periferie con 22 domeniche di apertura l´anno, si è arenato. I prossimi incontri a inizio dicembre. Sull´altra parte della barricata, i sindacati dei lavoratori del commercio, Filcams Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, sono intenzionati a non cedere sulle quattro festività rimaste intoccabili, anzi vorrebbero riconquistare il 25 Aprile, non fosse altro che come valore simbolico. Sulla riconquista del Primo Maggio sono assolutamente decisi. Come sulla difesa di Santo Stefano che i commercianti vorrebbero di apertura già da questo dicembre. Mentre il vicepresidente di Confcomemrcio, Daniele Locchi, spiega: «Noi volgiamo arrivare a una soluzione condivisa, ma ricordiamo anche che il centro di Firenze è aperto al flusso turistico 365 giorni l´anno e sarebbe opportuno dare la possibilità di sfruttare i giorni commercialmente validi: quando il centro è pieno di visitatori. Con le chiusure forzate si rischia di dare il colpo di grazia alla città provata dalla crisi». Ma i sindacati ribattono: «Non è con un giorno di apertura che si risolve la crisi dei consumi decimati dal crollo del potere di acquisto e dalla mancanza di politiche per lo sviluppo».