L’Azienda Italia segna ancora il passo

15/11/2002



            15 novembre 2002


            L’Azienda Italia segna ancora il passo

            Congiuntura - Per l’Istat nel terzo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,3% rispetto al secondo – In nove mesi l’aumento è dello 0,2%


            ROMA – L’Azienda Italia arranca ancora. Secondo le stime preliminari sull’andamento del Prodotto interno lordo nel terzo trimestre del 2002 diffuse ieri dall’Istat (i dati definitivi saranno resi noti il 10 dicembre) nel periodo luglio-settembre 2002 il Pil italiano ha toccato i 259.068 milioni di euro a prezzi 1995. Sotto il profilo congiunturale, e cioè rispetto al secondo trimestre 2002, l’aumento si limita allo 0,3% (ma con tre giornate lavorative in più). Del resto, anche nei confronti del terzo trimestre 2001, la crescita tendenziale non supera lo 0,5 per cento. In nove mesi la crescita supera di poco lo 0,2 per cento. I dati dell’Istat, insomma, non fanno altro che confermare il ristagno dell’economia. La crescita dello 0,1% del primo trimestre e quella dello 0,2% del secondo, sommate allo 0,5% del terzo, si traducono in un incremento di poco superiore allo 0,2% nei primi nove mesi dell’anno. La crescita congiunturale del Pil – spiega l’Istat – è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione nell’agricoltura. L’Azienda Italia anche nel terzo trimestre 2002 è rimasta a rispettosa distanza dagli altri Paesi industrializzati: negli Stati Uniti la dinamica tendenziale del Pil ha messo a segno un incremento del 3%, mentre nel Regno Unito si è verificato un incremento dell’1,7% e nel Giappone uno dell’1,5 per cento. A livello congiunturale l’economia inglese è salita dello 0,8%, Usa e Giappone (+0,7%) sono a ridosso. In allarme gli imprenditori. I dati Istat «costituiscono un po’ una sorpresa» e «ci obbligano a rivedere al ribasso le stime per fine anno» afferma il responsabile dell’ufficio studi di Confindustria, Giampaolo Galli, secondo il quale non è più pensabile una crescita del Pil a quota +0,6% mentre «verosimilmente si attesterà sul +0,4%». Del resto per la produzione Galli riferisce che le aspettative erano di una crescita congiunturale dello 0,5/0,6%, mentre l’Istat ha registrato un calo dello 0,5 per cento. «Per il quarto trimestre riteniamo in ogni caso improbabile una situazione di recessione – aggiunge Galli – mentre è più probabile una sostanziale stabilità verso il basso o una crescita molto modesta». Secondo Galli «appare improbabile anche la previsione Ocse sul Pil 2002 a +0,1%, poiché implicherebbe una fortissima recessione nel quarto trimestre». Galli aggiunge che «la ripresa a livello nazionale e internazionale si sta allontanando» e potrebbe manifestarsi «forse nella seconda metà del prossimo anno». Ma anche la stima di settembre su una crescita del Pil a quota 2,3% nel 2003, secondo Galli, «dovrà sicuramente essere rivista verso il basso in maniera sostanziale, probabilmente sotto il 2% e non di poco». Secondo il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, «siamo su una china pericolosa, con una crisi dei consumi che rischia di produrre effetti pesanti anche sulle prossime festività natalizie. Per questo la nostra richiesta di interventi da parte del Governo si trasforma in appello, poiché è proprio sui consumi che si giocano le prospettive future dell’economia italiana. Occorrono dunque subito interventi in grado di restituire fiducia alle famiglie italiane e alle imprese affinché tornino a spendere e a investire». «Bisognerebbe correggere la manovra economica» ma a quanto pare «l’attesismo e la generica speranza in tempi migliori prevalgono sulla volontà di reagire» tuona il responsabile economia Ds Pierluigi Bersani. Nel quarto trimestre del 2002 «difficilmente si registrerà una accelerazione della crescita del Pil in termini congiunturali» rileva una nota Isae: «Una stagnazione dell’attività economica negli ultimi tre mesi dell’anno comporterebbe un incremento medio del Pil nel 2002 dello 0,3%». Sul fronte sindacale la Cgil è critica con le decisioni di politica economica del Governo. «Lo stato di salute dell’economia è in netto peggioramento» dichiara Marigia Maulucci, della segreteria nazionale Cgil. «L’Italia conquista in Europa due record: il Pil più basso e l’inflazione più alta – aggiunge -. Siamo al declino della nostra economia, effetto scontato del fallimento della politica economica del Governo». «Il 2002 lascia un’eredità molto pesante che rischia di minare la crescita dell’economia italiana il prossimo anno» sottolinea Renato Brunetta, economista ed europarlamentare di Forza Italia.
            Vincenzo Chierchia
            Elio Pagnotta