L’azienda di Prato non paga Protestano gli operai cinesi

11/08/2010

La Sasch: siamo parte lesa, chiariremo
MILANO — Un sit-in pacifico davanti al The Center di Shanghai, il palazzo che ospita gli uffici dell’Istituto del commercio estero e del consolato italiano: una sessantina di operai cinesi, dipendenti della società tessile Txy di proprietà della Sasch — l’azienda fiorentina il cui azionista di maggioranza è il sindaco di Prato, Roberto Cenni — ha manifestato perché rimasti senza stipendio. «Vogliamo consegnare una lettera appello — hanno spiegato gli operai — affinché le autorità italiane ci aiutino a recuperare gli stipendi che la Sasch non ci ha pagato».
Il sindaco di Prato Roberto Cenni, sempre in prima linea nella battaglia contro l’illegalità proveniente dalla forte immigrazione clandestina cinese, si sta rilassando in Versilia quando viene avvertito dai suoi collaboratori: «Mi pare di aver capito che si tratta solo di un’azione strumentale» spiega al Corriere fiorentino. Dietro alla protesta, secondo Cenni, ci sarebbero «i precedenti amministratori della Txy», che sarebbero i veri burattinai della manifestazione: «Ma è solo una prima ipotesi, la più plausibile» taglia corto. La manifestazione, del tutto pacifica, è avvenuta quando gli uffici consolari erano oramai chiusi. La lettera è stata recapitata, anche se non ci sono stati commenti o conferme dalla sede diplomatica.
La Sasch, azienda di abbigliamento fondata negli anni Ottanta, si dichiara «parte lesa» nella vicenda della controllata Txy e sta verificando il caso, «pronta a fare tutto ciò che è necessario per risolvere positivamente la situazione». La Sasch, spiega in una nota, «prende atto di quanto avvenuto alla controllata Txy in Cina e sta effettuando ricerche sul luogo per tutte le valutazioni del caso e a tutela dei dipendenti». L’azienda già di recente ha «verificato una non corretta gestione della controllata cinese e fronteggiato circostanze che non hanno consentito una normale operatività dell’azienda. Ritenendoci parte lesa in questa vicenda — conclude la nota — abbiamo dato mandato a professionisti internazionali di verificare la situazione».