L´azienda a misura di mamma così Mantova diventa “rosa”

08/04/2011


Dagli asili al part-time alla spesa a domicilio
MANTOVA – L´orario di partenza è fissato alle sette e cinque minuti: da Quistello a Borgoforte sono solo trenta chilometri, ma quello è orario di punta. Serena sistema Riccardo, 15 mesi, sul seggiolino della Peugeot; sintonizza su RadioBruno e parte per la Novellini, azienda di arredamenti per bagni, dove timbra il cartellino alle 8. Non prima di aver sistemato il piccino al nido aziendale che è proprio di fronte. «Lavoro serena perché so che ce l´ho vicino. Se no forse avrei dovuto lasciare». Barbara Novellini, che nell´azienda del padre si occupa di finanza, lo sa bene: «C´è una radice etica in quello che facciamo, noi crediamo che la famiglia sia il centro della società; che i dipendenti abbiano questi servizi è anche nel nostro interesse. Io ho due figli e so quanto sia difficile per una donna vivere due vite in una».
Benvenuti, come ha sintetizzato Report, in un angolo di Svezia trapiantata in Italia. Benvenuti a Mantova, capitale della conciliazione. Benvenuti nella provincia che più di tutte ha capito le potenzialità di una legge – la 53 del 2000, firmata Turco-D´Alema – e l´ha applicata senza riserve. Il miracolo si spiega coi numeri: su 28 progetti presentati dalle aziende per ottenere finanziamenti pubblici che consentano di introdurre misure per essere lavoratori, cittadini e genitori, 26 sono stati approvati. I fondi impiegati per rendere meno difficile armonizzare i tempi della produzione del reddito e quelli della vita, raggiungono i due milioni di euro. Nei dintorni di Mantova succede di tutto e il nido aziendale è la trovata meno originale.
Succede, ad esempio, che uno stesso lavoro sia diviso per due, che l´orario sia cumulativo e spartito secondo le necessità soggettive; che sia l´impresa a risolvere le pratiche che fanno perdere tempo, dal pagamento delle bollette alle code per prenotare una visita; che se il bambino si ammala sia possibile chiedere all´azienda di mandare la baby sitter, evitando alla mamma di prendere un giorno di ferie; che un internet point consenta di sbrigare le incombenze domestiche; che un team di esperti – dallo psicologo al consulente legale – assista i dipendenti; che sia possibile fare la spesa in comune; che una ludoteca curi i bambini durante le vacanze e che al rientro dalla maternità le mamme siano seguite per aiutarle a fare carriera. Arianna Visentini, partner di Variazioni, la società che con le sue consulenze ha reso possibile il «miracolo» mantovano, insiste sull´impegno delle persone: «Il difetto della legge era la complessità e dunque per una piccola azienda era difficile usarla, ma i pregi sono grandissimi: l´articolo 9 della legge 53 è uno stimolo a cambiare la mentalità. Qui si è capito che gli interessi delle persone e quelli delle imprese convergono: fare crescere figli è una ricchezza per tutti».
E così ecco che, ad esempio, la Lubiam, storica azienda di confezioni, il 90 per cento dei dipendenti donne, si è lanciata sulla strada della flessibilità, tanto da avere 98 orari di lavoro diversi. Racconta Marzia Monelli, la «signora Lubiam»: «Se nel dopoguerra guardare avanti significava aprire la mensa, oggi bisogna aiutare le donne e quindi da noi, perfino nel lavoro a catena, è possibile fare il part time». Alla Asl, che ha inventato servizi salva-tempo come convenzioni con le lavanderie e la scuola anche quando è vacanza, Francesca Cerati, che coordina il progetto, dice: «Una delle difficoltà è stata convincere i dipendenti: erano diffidenti, temevano che fossero solo spot per l´immagine, non veri servizi». Una strada, quella di Mantova, che sarà seguita dalle altre province lombarde. Come dice l´assessore Carlo Maccari: «Siamo riusciti a spiegare che un territorio amico della famiglia è più competitivo. Sarà questo il futuro».