Lavoro, un milione “italiani” in meno ma mancano sarti, cuochi e carrozzieri

18/04/2011

A tre anni dalla simultanea caduta in recessione, Italia, Germania e Francìa marcano stadi di avanzamento diversi sul sentiero della ripresa. A fine 2010 l`Italia ha recuperato un quarto della flessione del Pil. Più di noi ha fatto la Francia e, soprattutto, la Germania. Per l`economia tedesca è ormai vicino il traguardo del completo ripiano. I numeri dell`occupazione, più di quelli del Pil, segnanole differenze. Nelquarto trimestre del 2010 il tasso totale di occupazione è salito in Germania al 71,7%, quasi due punti al di sopra del 70% della fine del 2007. Alla Francia manca circa
un punto per tornare ai livelli antecrisi. Per l`Italia il divario residuo da colmare è più elevato: a fine 2010 il tasso di occupazione si è attestato al 57% rispetto al58,7%o del quarto trimestre del 2007.
Le differenze aumentano sul fronte dell`occupazione giovanile. In Germania, il tasso di occupazione di chi ha tra i 15 e i 24 anni a fine 2010 è già sopra il valore ante-recessione. Per la Francia c`è ancora un 1,5 da recuperare. In Italia il tasso di occupazione nella fascia tra 15 e 24 anni risulta diminuito di oltre il 3%. Prima della recessione in Italia era occupato un giovane su 4. Alla fine de12010 ilnumero degli occupati èscesoaunosu5. Le peculiarità del caso italiano non si fermano qui. Ad attrarre l`attenzione è la differenza di andamento tracciata dall`occupazione degli tranieri. Negli
ultimi tre anni la consistenza complessiva degli occupati è diminuita in Italia di 390mila unità. All`interno del totale, la voce "stranieri" ha però fatto registrare un aumento di ben 560mila occupati. Questo vuol dire che il calo degli occupati italiani nel periodo si è avvicinato al milione di persone. Alla fine del 2007 gli occupati stranieri erano di 1,6 milioni, pari al 6% del totale degli occupati. Dopo tre anni gli occupati stranieri sono 2,1 milioni, elaloro quota è salita oltre il 9% del totale. L`apporto dell`occupazione straniera si differenzia su base professionale e territoriale. Negli ultimi tre anni i lavoratori privi di specifiche qualificazioni sono aumentati di quasi 400mila unità e restano la
maggioranza dei nuovi occupati stranieri. Accanto a questo imponente afflusso di"lowwagejobs" c`è un significativo incremento della manodopera più qualificata. Sono oltre 50 mila gli stranieri che hanno trovato occupazione come "conduttori d`impianti", ovvero fonditori, quadristi elettrici, conduttori di caldaie e così via. Aumentano di 80 mila unità gli stranieri occupati come artigiani, operai specializzati e agricoltori. Riguardo alla ripartizioni geografiche, ilNorddasolo assorbe oltre la metà dell`incremento dell`occupazione straniera degli ultimi tre anni, con 300mila dei 560mila nuovi occupati. Male dinamiche dell`occupazione mostrano unpanoramainmovimento e ricco di differenze. A fronte di un recupero più lento che in altri paesi, le diversità di andamento tra singole disaggregazioni tra stranieri e italiani, tra giovani e meno giovani, tra regione e regione – denunciano l`esistenza di qualcosa che va al di là del prolungato metabolismo di una grave recessione.
Sono i problemi strutturali di un difficil e rapporto tra doman da e offerta di lavoro, di professioni e di mestieri nel quadro di un`economia in profondo cambiamento. E` il paradosso – se non il dramma – della coesistenza tra disoccu- pazione e posti vacanti. Il nostro è un paese dove convivono oltre 2 milioni di giovani che non lavorano e non studiano insieme a un tessuto di piccole imprese che, come documentano lebelle analisi di Confartigianato, stentano a trovare manodopera qualificata per mestieri che vanno dal cuoco al sarto, dal carrozziere e al conduttore di robot. Una migliore corrispondenza tra domanda e offerta va ricercata a livello culturale, oltre che economico e
legislativo. Si tratta di ridare dignità, sociale e "mediatica", a mestieri troppo spesso trascurati, orientando i giovani e rifocalizzando i rapporti tra scuole, aziende e società. In Germania i 200mila apprendisti metalmeccanici che si preparano ad un ingresso permanente nel mondo del lavoro ricevendo dai 500 agli 800 euro al mese non si sentono certo inferiori ai loro coetanei studenti universitari. Anche in Italia i vecchi mestieri e le nuove frontiere dei "green" e dei "white jobs" – le filiere occupazionali nei settori delle energie rinnovabili e dei servizi alla persona – possono dare un contributo importante a ridurre le disuguaglianze e tonificare la ripresa complessiva dell`occupazione.