“Lavoro” «Troppi infortuni, non basta più dire basta»

19/02/2007
    sabato 17 febbraio 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    «Troppi infortuni, non basta più dire basta»

      Sciopero generale in Umbria. I leader di Cigl, Cisl e Uil chiedono l’impegno delle imprese

        di Luigina Venturelli/ Milano

          «Non basta più dire basta». Contro la strage silenziosa degli infortuni sul lavoro, che ogni anno conta 1.200 vittime ed oltre un milione d’incidenti, è finito il tempo delle parole: «La prevenzione sul lavoro è un nostro diritto, la sicurezza sul lavoro è un vostro dovere». Sotto questo slogan i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno rilanciato ieri da Bastia Umbra l’impegno del sindacato contro le morti bianche, in una manifestazione unitaria che ha scandito lo sciopero generale proclamato in seguito all’esplosione di un oleificio che un mese fa costò la vita a quattro lavoratori.

          «Una piaga da estirpare» – come scritto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio inviato alle 4mila persone presenti al corteo – contro cui il governo ha predisposto nuovi strumenti di lotta, varando proprio ieri il Testo unico sulla salute e la sicurezza. «Una felice coincidenza» che Cgil, Cisl e Uil hanno salutato positivamente, pur aspettando di verificare l’applicazione rigorosa del provvedimento.

          Sarà indispensabile, in particolare, la vigilanza sulla sicurezza da parte delle aziende: «La legge può dare molto – ha commentato dal palco il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani – ma c’è una responsabilità alta che anche le imprese devono assumere esplicitamente, perchè gli infortuni non riguardano solo sindacati e governo, ma richiedono l’impegno di tutti gli imprenditori». Serve, quindi, investire maggiori risorse per migliorare la qualità e la sicurezza sul lavoro, per vincere una battaglia che rappresenta «una chiamata alla responsabilità di tutti».

          Epifani ha anche annunciato per il 13 marzo una manifestazione sindacale unitaria a Ravenna, per ricordare la tragedia di venti lavoratori marittimi morti dopo l’incendio su una nave ancorata al largo della cittadina romagnola.

          Raffaele Bonanni ha invece parlato di «una battaglia di civiltà». Secondo il leader della Cisl, infatti, «le leggi sono importanti, ma non possono essere l’unica ed esclusiva risposta» per combattere «un cancro» che insieme all’evasione contributiva e fiscale «sottopone i lavoratori a schiavitù e a lavoro nero». L’impegno deve essere generale: del sindacato «attraverso una sensibilizzazione costante», degli imprenditori «che devono porsi il problema di come mai il loro lavoro è insicuro, perché mettere in difficoltà delle vite umane diminuisce la qualità del loro lavoro e la credibilità della loro imprese», e infine delle istituzioni che «devono disporre strumenti importanti e vigilanza costante».

          Sugli stessi toni Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, secondo cui il problema della sicurezza sul lavoro «è una piaga di questo Paese. Quando ogni giorno muoiono mediamente tre persone e quando in un anno ci sono circa un milione di infortuni non siamo in presenza di fatalità o semplici disgrazie. C’è qualcosa di malato, qualcosa che non funziona. Anche in certe imprese dove i lavoratori sono poco più che numeri, gente che ha un solo dovere: lavorare per far guadagnare più soldi alle imprese».