“Lavoro” Stop ai portaborse precari

03/04/2007
    martedì 3 aprile 2007

      Pagina 10 – Interni

        IL CASO

        Dopo la denuncia delle Iene i questori della Camera hanno scelto norme molto rigorose

          Stop ai portaborse precari
          ecco i consulenti del lavoro

            Gli esperti dovranno certificare la regolarità del rapporto di lavoro con i deputati

              CARMELO LOPAPA

                ROMA – Volevano la legalità? Contratti regolari per mettere finalmente spalle al muro i loro datori di lavoro, gli onorevoli che pagavano poco e in nero? Serviti. I portaborse sono stati serviti. Ma con un giro di vite che ieri mattina – quando la lettera dei deputati questori è stata recapitata a ciascun parlamentare – ha fatto tremare la gran parte di loro, dei quasi settecento collaboratori in servizio a Montecitorio.

                Il caso, come si ricorderà, era stato sollevato ai primi di marzo dalle "Iene" in tv, con un´inchiesta dalla quale emergeva che solo 54 assistenti su 683 accreditati alla Camera avevano un contratto regolare. Gli altri 629 risultavano in servizio «a titolo non oneroso», cioè senza un contratto, cioè gratis, cioè in nero. Retribuzione media, rivelata dietro garanzia dell´anonimato dai diretti interessati: tra i 700 e i 900 euro. Niente contributi, ovvio. Era seguito un gran polverone, con tanto di faccia a faccia tra i presidenti di Senato e Camera, gli ex sindacalisti Marini e Bertinotti, e l´impegno solenne – confermato davanti alle telecamere – che sarebbero stati adottati severi provvedimenti per mettere tutto in regola. «La Camera riconoscerà come collaboratori soltanto coloro che depositeranno un contratto di lavoro» aveva avvertito Bertinotti, parlando della necessità di una svolta moralizzatrice in politica. E l´Ufficio di presidenza del 13 marzo aveva dato il via libera alle novità.

                Ora, lo scorso 28 marzo i tre deputati questori Gabriele Albonetti (Ulivo), Francesco Colucci (Forza Italia) e Severino Galante (Pdci) hanno messo nero su bianco la nuova disciplina, comunicandola con una lettera di due pagine che la gran parte dei deputati leggerà questa mattina, alla ripresa dei lavori. Intanto i tempi per mettersi in regola: strettissimi. Dal 13 maggio, fra poco più di un mese, tutte le tessere di ingresso a Montecitorio perderanno validità. Le nuove saranno rilasciate entro quella data solo ai collaboratori di ciascun deputato (massimo due) «con i quali sia stato instaurato un rapporto di lavoro a titolo oneroso». E fin qui nulla di nuovo rispetto a quanto annunciato dai presidenti di Camera e Senato. C´è tuttavia un´ulteriore stretta, non prevista alla vigilia, perché al modulo di richiesta del tesserino dovrà essere «allegata copia del contratto con il collaboratore» con tanto di «visto di un consulente del lavoro o di un altro professionista qualificato, che ne attesti la conformità alla normativa vigente». L´accredito potrà essere rilasciato anche ai collaboratori dei partiti, ma anche questi con regolare «contratto di lavoro a titolo oneroso».

                Vuol dire che un esperto di diritto del lavoro dovrà attestare sotto la propria responsabilità che il contratto sia perfettamente in regola e che la retribuzione del collaboratore sia congrua. Niente più sotterfugi, insomma, niente più pagamenti in nero o lavoratori in servizio a tempo pieno, ma retribuiti con mance di poche centinaia di euro. Per chi non sarà messo in regola il portone del Palazzo resterà sprangato. Già, ma quanti dei 630 deputati saranno adesso disposti a utilizzare realmente i 4 mila euro al mese che il Parlamento affida loro per pagare i collaboratori? Pochi giorni fa, l´«Associazione dei collaboratori parlamentari» e il «Gruppo assistenti parlamentari» avevano scritto a Bertinotti per chiedere che la Camera pagasse direttamente i collaboratori, bypassando i deputati. Invano. Apprensione diffusa quando ieri è stata formalizzata l´ulteriore stretta: «Ora siamo a rischio licenziamento, molti parlamentari preferiranno fare da soli o dimezzare il numero di collaboratori piuttosto che metterli in regola», lamentavano ieri alcuni precari assai preoccupati, in un Transatlantico semideserto. Ma indietro non si torna. E ora la stretta è attesa anche al Senato.