Lavoro sommistrato e gravidanza

Anche le lavoratrici in contratto di somministrazione (e le interinali) hanno diritto alle tutele previste dalla Legge di tutela delle lavoratrici madri.
Non possono essere licenziate prima della scadenza pattuita dal contratto e, se la somministrazione è di lunga durata, non possono essere licenziate fino al compimento del primo anno di vita del bambino. Ovviamente, il licenziamento può esserci se la lavoratrice commette un atto grave, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro.
Se la missione prevede lo svolgimeno di mansioni insalubri o che comportino richio alla gravidanza, la lavoratrice deve essere spostata ad altra mansione. Se l’agenzia non ha nessuna altra missione alternativa si può ovviamente ricorrere all’anticipazione dell’astensione obbligatoria. Lo stesso diritto è riconosciuto nel caso in cui sorgessero complicazioni per la gravidanza.
Durante i periodi di astensione la lavoratrice ha diritto a percepire l’indennità di maternità a carico dell’INPS che ammonta all’80% della retribuzione media globale giornaliera che è corrisposta dall’agenzia per conto dell’INPS per tutte le giornate di astensione dal lavoro escluse le festività nazionali (che sono a carico dell’agenzia) e le domeniche.
E’ bene ricordare che l’indennità di maternità spetta anche quando il rapporto di lavoro è cessato purché non siano trascorsi più di 60 giorni tra la data di cessazione del lavoro e la data di inizio dell’astensione obbligatoria.
Il limite di 60 giorni può essere superato nel caso in cui, una volta cessato il lavoro, abbiate fatto richiesta e percepiate l’indennità di disoccupazione. O ancora, nel caso in cui non siano trascorsi più di 180 giorni dalla cessazione del lavoro e siano stati versati almeno 26 contributi settimanali nell’ultimo biennio.
Ricordate infine di verificare l’importo complessivo ricevuto perché a tutte le donne regolarmente residenti in Italia, e per le quali siano stati versati contributi per maternità, è corrisposto per ogni figlio nato un assegno di importo complessivo a pari 3.000.000 di lire. Se l’indennità INPS percepita fosse inferiore la lavoratrice ha diritto alla differenza.