Lavoro, scontro sui «co.co.co.»

18/06/2003







    Per gli imprenditori la legge va cambiata. Cisl e Uil: previste più tutele
    Lavoro, scontro sui «co.co.co.»
    Confindustria: troppi vincoli

    Ma Sacconi: i collaboratori non saranno dipendenti
      ROMA – «Ora che con la riforma vengono introdotte le flessibilità regolate non ha più senso continuare a chiudere gli occhi davanti all’anomalia delle false collaborazioni». Il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi, difende la stretta sui co.co.co. (collaboratori coordinati e continuativi) contenuta nella riforma del mercato del lavoro (legge Biagi). Ieri, sulla prima pagina del Corriere il giuslavorista Pietro Ichino ha spiegato che c’è il rischio di nuove rigidità, che potrebbero avere l’effetto di aumentare il lavoro nero. Ma Sacconi non è d’accordo: «Ichino parte da un presupposto falso. Non è vero, infatti, che tutti i co.co.co. dovranno essere trasformati in lavoratori dipendenti. Questo accadrà solo per quella parte di false collaborazioni dietro le quali si nascondono rapporti di lavoro subordinati. Per tutti gli altri non è così e si potrà utilizzare anche il nuovo contratto "a progetto"». Le preoccupazioni di Ichino sono invece sostanzialmente condivise dalla Confindustria. L’associazione imprenditoriale chiederà di modificare la normativa sul contratto «a progetto» per renderla meno vincolistica, «altrimenti questo nuovo contratto non potrà funzionare», spiega Giorgio Usai, responsabile dell’area lavoro. E a quel punto molti dei co.co.co (oggi circa 2 milioni), non potendo lavorare a progetto e non venendo assunti, finirebbero per continuare la loro attività, ma in nero, come dice Ichino. Il destino dei co.co.co. sarà oggi al centro del primo incontro tra le stesse parti sociali e Sacconi sullo schema di decreto di attuazione della riforma del mercato del lavoro. Il «decretone» (96 articoli) prevede che, dopo un anno di transizione, i contratti di collaborazione non potranno più farsi. Il loro naturale sostituto dovrebbero essere i contratti «a progetto», che dovranno indicare il programma di attività e avere necessariamente una durata limitata. L’aliquota previdenziale, ha annunciato il governo, sarà del 19% contro il 14% massimo versato sui co.co.co. Le aziende che non riuscissero a ricondurre i loro collaboratori a un contratto a progetto dovrebbero assumerli, a costi maggiori, secondo una delle tante tipologie di contratto di lavoro dipendente, oppure ricorrere al lavoro in affitto.
      Cisl e Uil appoggiano la stretta sui co.co.co. Dice Raffaele Bonanni (Cisl): «Oggi sono un fenomeno abnorme, il 13% della forza lavoro, esploso perché così le aziende pagano un terzo dei contributi e prendono manodopera senza diritti. Quello che Ichino chiama rigidità è semplicemente il superamento di un abuso. Se sono delle collaborazioni vere, debbono essere legate a un progetto». Diversa la reazione della Cgil, contraria a tutta la riforma del mercato del lavoro. «Magari fosse come dice Ichino, che tutti i co.co.co dovrebbero trasformarsi in lavoratori dipendenti, vedendo così riconosciuta la loro condizione reale. La verità è che invece i collaboratori verranno parificati ai lavoratori autonomi, perdendo, per esempio, anche il diritto alla maternità appena conquistato».
Enrico Marro


Economia