“Lavoro” Salario di produttività al bivio

23/03/2007
    venerdì 23 marzo 2007

    Pagina 5 – In primo piano

    Le imprese guardano alla previdenza, i sindacati alle tasse

      Meno fisco o meno contributi?
      Salario di produttività al bivio

        ROMA
        Per sostenere la crescita, Governo e parti sociali puntano agli incentivi alla contrattazione aziendale collegati all’aumento della produttività. Per Confindustria la strada maestra è quella della decontribuzione, mentre i sindacati spingono per la defiscalizzazione degli incrementi retributivi.

        È questa una delle principali novità che si registrano al tavolo della concertazione dove, indipendentemente dalle diverse modalità proposte da aziende e sindacati, è emersa per la prima volta un’identità di vedute tra le parti sociali e il Governo che concordano sullo scambio tra crescita delle retribuzioni e incremento della produttività. Il premier Romano Prodi è stato molto chiaro in proposito: «È convinzione del Governo – ha detto, introducendo il tavolo della concertazione – che possano essere incentivate le forme di contrattazione collettiva volte a legare elementi salariali alla produttività aziendale». Ed ha aggiunto: «Individueremo insieme gli strumenti più opportuni che riescano a coniugare i vantaggi per il sistema produttivo con i diritti previdenziali dei lavoratori e i vincoli di finanza pubblica». Se la decontribuzione non piace ai sindacati perché penalizzerebbe i lavoratori che vanno in pensione con il regime contributivo, la defiscalizzazione non è vista con favore dalle imprese perché avvantaggerebbe i soli dipendenti, a meno che non si agisca sia sulle aliquote che sull’Irap.

        Lo scambio tra aumenti della parte variabile del salario e gli incrementi di produttività è stato proposto dal sindacato, con una svolta da parte della Cgil che in passato si opponeva ad ogni modifica dell’assetto contrattuale, preoccupata dal rischio di perdita di peso del contratto nazionale a favore di quello aziendale (che in molte piccole realtà non esiste). Per qualcuno è un modo pragmatico di riformare i modelli contrattuali fissati il 23 luglio del 93, anche se il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, rifiuta questa interpretazione. Comprensibile la soddisfazione della Cisl, che da tempo insiste sulla valorizzazione del secondo livello: «La contrattazione di primo livello serve a recuperare l’inflazione – ha detto Raffaele Bonanni -, quella di secondo non ha mai funzionato perché le aziende danno soldi sottobanco o non danno niente. Per questo abbiamo chiesto al Governo di sostenerla con incentivi fiscali e il fatto che Prodi sia d’accordo è molto rilevante». Altrettanto comprensibile la soddisfazione degli industriali. Il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, valuta «molto positivamente« l’accento posto sulla produttività e sui salari di secondo livello. Anche se poi lancia un monito: «Nessuno si illuda che si possano portare avanti i contratti nazionali, così come sono ora, ed agire anche sul secondo livello in aggiunta».

        G.Pog.