Lavoro, riforma-test per la maggioranza

29/10/2002



          29 ottobre 2002


          Lavoro, riforma-test per la maggioranza

          Comincia il voto alla Camera: due giorni per completare l’esame altrimenti la legge voluta da Marco Biagi sarà rinviata al 2003

          Lina Palmerini


          ROMA – Il Governo prova a serrare le fila della maggioranza per approvare, entro domani, la riforma del mercato del lavoro. Tempi contingentati e strettissimi, quindi, per il passaggio all’Aula di Montecitorio che già ieri ha iniziato l’esame del testo, ma la scelta viene definita dall’Esecutivo «obbligata». Se, infatti, entro mercoledì il disegno di legge delega non incassa il via libera di Montecitorio salta l’obiettivo, ripetuto anche ieri dal ministro del Welfare Maroni, di varare le nuove misure entro l’anno. L’arrivo della legge Finanziaria prima alla Camera e poi al Senato, toglie di fatto spazi spazi utili per l’esame di altri provvedimenti, come la delega-lavoro, che finirebbero per essere rinviati all’anno prossimo. Un test per la maggioranza che deve garantire in questi due giorni la presenza in Aula e il sostegno al provvedimento del Governo, senza cadere nuovamente nell’inciampo della mancanza del numero legale come accadde al Senato. Ma il test è in qualche modo anche per l’Ulivo. Ieri la Margherita, chiamata direttamente in causa da Maroni, non ha risposto alle aperture del ministro («mi auguro che contribuisca all’approvazione del testo») riservandosi di decidere oggi, dopo una riunione del partito, la scelta sul voto alla Camera. «Non c’è alcun "no" pregiudiziale da parte nostra, vogliamo affrontare la questione con pragmatismo», ha detto ieri Enrico Letta, responsabile economico del partito sottolineando che molto dipenderà dal Governo. «Valuteremo – ha infatti aggiunto Letta – se ci sono margini da parte dell’Esecutivo di accettare in Aula i nostri emendamenti bocciati in commissione». Ma la decisione del Governo di contingentare i tempi e ridurre a due giorni il dibattito parlamentare non sembra aprire grossi spazi di dialogo con l’opposizione. Proprio alla luce dei ridotti margini di discussione in Aula e di intervento sul testo, la Margherita potrebbe orientarsi sul «no», evitando anche una nuova spaccatura nell’Ulivo. I Ds, infatti, confermano la bocciatura del provvedimento. «L’apertura del Governo è strumentale – spiega il responsabile lavoro della Quercia Cesare Damiano -. Gli emendamenti dell’Ulivo sono conosciuti da tempo e non mi sembra che ci sia mai stata alcuna disponibilità ad accoglierli. Perciò voteremo contro». Ed Elena Cordoni, capogruppo Ds in commissione Lavoro della Camera, ricorda alla Margherita che «al Senato l’Ulivo si è pronunciato compatto per il no». Sul merito, le differenze tra Margherita e Ds restano sia sulla delega che sui temi del lavoro ma sembra difficile che l’appello del ministro Maroni possa avere un esito positivo. Già nella serata di ieri, si notava il tono diverso nelle parole del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi: «Se la Margherita è disponibile ad esaminare nel merito la riforma del mercato del lavoro lo dimostri ora. In Senato – ha detto – non si è vista un’apprezzabile differenza con il resto dell’opposizione. E, al momento, non mi sembra che abbia posizioni diverse dagli altri gruppi: ha presentato l’eccezione di costituzionalità, gli emendamenti soppressivi, contesta i contenuti principali della delega e inoltre al Senato ha partecipato all’ostruzionismo sulla verifica del numero legale». La scommessa del Governo si gioca quindi tutta in casa. Non ci sono infatti i presupposti per una battaglia ostruzionistica dell’opposizione, visto che sono depositati per l’Assemblea solo 200 emendamenti e che i tempi sono contingentati. L’unica mina è rappresentata dall’eccezione di costituzionalità presentata dall’opposizione, fondata sull’eccessiva genericità dei contenuti della delega, mentre obiezioni sono arrivate anche dal mondo degli enti locali. Ma questo alla Camera non è l’ultimo passaggio per la riforma. Una riforma che, come ha ricordato ieri Maroni, «è quella voluta da Marco Biagi». Dopo il «sì» di Montecitorio è necessario un nuovo e ultimo passaggio al Senato per la terza lettura. Intanto la Uil chiede un incontro urgente sul provvedimento «per verificare i contenuti delle modifiche approvate in Parlamento», mentre la Cgil continua a contestare aspramente il testo. «È perfino peggiorato», commenta il segretario confederale Beppe Casadio che punta l’indice contro l’introduzione di un’ulteriore delega «sul socio lavoratore» e sulla modifica del trasferimento di ramo d’azienda. «Nonostante la correzione, la norma mantiene le sue insidie: si prevede infatti che il requisito dell’autonomia funzionale dell’attività da esternalizzare sussista al momento del trasferimento – spiega Casadio – mentre dovrebbe essere preesistente per evitare abusi e destrutturazioni ai danni dei lavoratori».