“Lavoro” «Regolarizziamo gli schiavi che si ribellano»

10/11/2006
    venerd� 10 novembre 2006

    Pagina 8 – Interni/la manovra d’autunno

    LA PROPOSTA DI PAOLO FERRERO DOPO UNA LUNGA TRATTATIVA OGGI IL DISEGNO DI LEGGE SAR� VARATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI

    �Regolarizziamo gli schiavi che si ribellano�

      Permesso di soggiorno al clandestino che denuncia chi lo sfrutta. Previste sanzioni durissime

        Teresa Pittelli
        ROMA

        Cura d’urto del governo contro il lavoro nero: sar� concesso il permesso di soggiorno agli immigrati che vengono trovati da magistrati e forze dell’ordine a lavorare in condizioni di sfruttamento �schiavistico�, e sanzioni durissime che vanno dal raddoppio delle multe alla sospensione di tutti i finanziamenti e le agevolazioni alle imprese che li hanno impiegati. I caporali, poi, cio� gli intermediari che raccolgono l’offerta di lavoro immigrata dal ciglio della strada e la smistano (soprattutto) nei campi e nei cantieri, rischiano il carcere per otto anni. Questi i capisaldi del disegno di legge all’esame del Consiglio dei ministri di oggi, dove il testo del provvedimento � riuscito ad approdare dopo una lunga e travagliata gestazione, considerata la portata dirompente che pu� avere sul mondo del lavoro e sui flussi migratori.

        La paternit� del provvedimento – che pure non ha fatto l’unanimit� all’interno dell’esecutivo, e che potrebbe vedere ulteriori modifiche – � del ministro della Solidariet� sociale, Paolo Ferrero, che si batte dall’inizio del suo mandato perch� il governo dia un segnale forte sulla regolarizzazione del lavoro sommerso. Il ministro � stato sostenuto, in questa battaglia, dai sindacati, che hanno chiesto a pi� riprese un provvedimento generalizzato di sanatoria per tutti i lavoratori immigrati che denunciano i datori di lavoro che li impiegano al nero. E questo provvedimento ad ampio raggio era anche nelle intenzioni di Ferrero, che per� si � scontrato con il secco �no� opposto dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Nel corso degli incontri delle scorse settimane per elaborare l’articolato del provvedimento, infatti, Amato ha reso esplicite una serie di gravi preoccupazioni. Intanto per l’eventuale ondata di permessi di soggiorno �per irregolarit� che l’idea di Ferrero avrebbe potuto scatenare, vista l’enorme numero di lavoratori extracomunitari impiegati al nero in Italia. E poi – e questa era la vera angoscia del ministro dell’Interno – il possibile instaurarsi di un micidiale meccanismo di invito alla delazione per gli immigrati, portati a ricattare il datore di lavoro magari anche per un solo giorno lavorato al nero, e l’effetto-aspettativa creato dai trafficanti di clandestini nei paesi d’origine, che avrebbero avuto buon gioco a convincere ancora pi� gente a venire in Italia.

        Tutte riserve che l’attuale testo del disegno di legge scritto a pi� mani (oltre all’Interno e alla Solidariet� Sociale c’� anche il contributo del ministero del Lavoro guidato da Cesare Damiano) dovrebbe aver superato. Il compromesso � stato raggiunto, infatti, su una bozza di pochi articoli che in queste ore � ancora oggetto di limature, ma che nelle sue indicazioni di fondo restringe notevolmente il numero dei lavoratori immigrati che ne possono trarre beneficio. Si guadagner� il permesso di soggiorno, infatti, solo il lavoratore in �gravi condizioni di sfruttamento�, condizioni che stando a una delle ultime versioni del ddl sussistono in presenza di una paga ridotta di oltre un terzo rispetto ai minimi contrattuali, o a sistematiche e gravi violazioni dell’orario o della norme sulla sicurezza e l’igiene del lavoro. Lo sfruttamento deve comunque essere rilevato �inequivocabilmente� dalla pubblica autorit�. Questo punto dovrebbe rappresentare l’argine alle delazioni di massa paventate dal ministro Amato.

        La nuova disciplina colpir� poi i caporali, cio� chi svolge intermediazione illegale tra lavoratori al nero e padroni, con un inasprimento da tre a otto anni delle sanzioni penali attualmente in vigore, e con il pagamento di una multa di 9 mila euro per ogni persona reclutata. Durissime, poi, le sanzioni per gli imprenditori. Interessate sono soprattutto le aziende dell’edilizia e dell’agricoltura, dove il fenomeno � esploso negli ultimi anni. Per loro si ipotizza la cancellazione di tutti i contributi e delle agevolazioni, anche europee, e lo stop alla partecipazione alle gare di appalto per un anno, ma la materia, delicata, potrebbe essere oggetto di dibattito ed eventuali correzioni. Come pure la mancanza di un provvedimento del genere per le badanti, che ha suscitato la perplessit� nel ministro per la Famiglia Rosi Bindi, intenzionata a sollevare il problema nella discussione di oggi.