“Lavoro” Primo scontro Confindustria-sindacati

30/03/2007
    venerdì 30 marzo 2007

    Pagina 13 – Economia & Lavoro

    TAVOLI

      Sulla riforma dei contratti a tempo
      primo scontro Confindustria-sindacati

      di Felicia Masocco

      COSTI E TUTELE Ammortizzatori sociali moderni e un mercato del lavoro che non confonda flessibilità con precarietà. Questi i due filoni seguiti ieri all’incontro tra governo e parti sociali.

      Moltissime le opportunità per innovare, molti però anche gli ostacoli. Un paio si sono già intravisti. Appena abbozzato, ma promette sviluppi, il braccio di ferro su flessibilità e contratti a termine che vede opposti imprese (Confindustria, in particolare) e sindacati (Cgil in primis). E poi la copertura finanziaria del tanto che si vuole fare elencato da Cesare Damiano. Si va dal miglioramento delle tutele per i giovani, le donne, gli over 50 all’adeguamento delle pensioni più basse. Un welfare che «non sia assistenziale», ma allineato agli standard europei. Le risorse per le nuove tutele sono uno scoglio su cui sono naufragati i tentativi di ben tre governi. Non sorprenda quindi la «morbosa» attenzione di sindacati e imprese che al termine dell’incontro con i ministri Damiano e Giulio Santagata hanno battuto su questo tasto. «Non sarà a costo zero», ha ribattuto il ministro del Lavoro «nessuna riforma lo è». Questa poi deve sostituire un assetto degli anni Sessanta, calibrato sul modello fordista e taylorista della grande imprese. Un sistema che non è universale perché – ha spiegato – è a vantaggio della grande impresa e non della piccola e che tutela chi ha un lavoro stabilizzato. Non ha però dato indicazioni di budget. «Facciamo riferimento alla trimestrale di cassa, lì è il plafond di partenza», anche se non c’è solo il «tesoretto». Ancora: «spenderemo la nostra idea sulle risorse al momento opportuno». Il ministro per l’Attuazione del programma ha chiarito che i tavoli non sono finalizzati a distribuire il «tesoretto»: «Prima bisogna capire dove vogliamo andare e considerare le compatibilità finanziarie». Al prossimo tavolo, dopo Pasqua, «ci aspettiamo delle cifre», dicono i sindacati. «La riforma può costare da 1 a 2 miliardi e vecchi studi arrivano anche a 5-6 miliardi», ha ricordato il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni con i colleghi Giorgio Santini (Cisl) e Fabio Canapa (Uil).

      L’avvio del confronto è comunque positivo per tutti. La riforma degli ammortizzatori sociali serve da tempo, i sindacati lo sanno e hanno promosso il metodo «avanzato» di tenere insieme tutele e mercato del lavoro. Sul questo punto Cgil, Cisl e Uil hanno presentato la loro piattaforma che per la lotta alla precarietà prevede, tra l’altro, il riconoscimento del lavoro a tempo indeterminato come forma «tipica». Anche per Damiano il precariato va combattuto rivedendo le forme di lavoro «che contrastano con questo obiettivo». Come? Per la Cgil (e con sfumature diverse, per le altre sigle) va rivista anche la normativa che consente l’abuso dei contratti a tempo. Il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta non è d’accordo. «Siamo contrari a qualsiasi revisione dei contratti a termine. Va contrastata l’idea che al di fuori del tempo indeterminato il resto sia prateria», ha detto. «Per noi è esattamente il contrario».

      Una finestra sul lavoro è stata aperta anche all’altro tavolo, quello sul Sud che si è riunito in mattinata. La ministra per le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini ha sollevato la questione dell’occupazione femminile che nel Mezzogiorno raggiunge appena il 27%. E dato che «senza una maggiore occupazione femminile non c’è crescita strutturale per il Paese», c’è bisogno di una «cura d’urto». Tra le sue proposte spicca la leva dell’Irap «come già approvato nella Finanziaria – ha spiegato – per le aziende che operano in aree svantaggiate qualora assumano donne, possono risparmiare almeno 150 euro al mese».