Lavoro precario: la Cgil dice no

10/10/2003





 
   
10 Ottobre 2003
ECONOMIA






 

Lavoro precario
La Cgil dice no

La legge 30 che precarizza il lavoro pubblicata ieri sulla Gazzetta ufficiale, tra 15 giorni arriverà nelle aziende. Casadio (Cgil): «Rifiutiamo l’impianto generale della riforma, la contrasteremo nei nuovi contratti»
ANTONIO SCIOTTO


ROMA
Soltanto 15 giorni e la legge 30 sul mercato del lavoro (ribattezzata «legge Biagi» dall’esecutivo) entrerà in vigore. Il testo definitivamente approvato il 31 luglio è infatti stato pubblicato ieri sulla gazzetta ufficiale, e dunque presto le imprese potranno sbizzarrirsi sulle nuove tipologie contrattuali, approfondendo la già vasta precarietà introdotta a suo tempo dai governi di centrosinistra con la diffusione dei co.co.co. Nell’immediato, tanto per cogliere in poche parole la sostanza della riforma, basta ricordare che l’imprenditore potrà ricorrere al
job on call (il lavoro a chiamata), a un part-time più elastico (il cambiamento dei turni con poco preavviso), allo scorporo di un ramo di azienda (il che permetterà una veloce cessione di un gruppo di lavoratori ad altra impresa, o, se saranno sotto i 15, anche il loro licenziamento senza giusta causa). Naturalmente la registrazione ufficiale del nuovo nascituro è stata salutata dallo squillo di trombe dei due padri, il ministro al welfare Maroni e il sottosegretario Sacconi, ma la Cgil annuncia battaglia: continuano gli scioperi già effettuati a settembre, e un argine verrà posto anche nei rinnovi. Se per Maroni la legge 30 è «la più importante degli ultimi 30 anni, la più innovativa nei contenuti», dall’altro lato il fronte Cgil – impegnato con Cisl e Uil sulla battaglia per le pensioni, diviso dalle altre due confederazioni sulla riforma del lavoro – parla di un vero e proprio «supermarket» della flessibilità. Per il ministro ormai la legge è in vigore e «le opposizioni appartengono al passato», ma il sindacato di Corso d’Italia non è della stessa opinione: «E’ vero che le norme sono legge – risponde Giuseppe Casadio, segretario confederale Cgil – ma questo non ci impedisce affatto di affermare il nostro rifiuto rispetto all’impianto generale della riforma e a molti dei suoi istituti. Con i nostri mezzi, attraverso la contrattazione, diremo no al dilagare della precarietà, avvieremo percorsi di stabilizzazione dei lavoratori, e difenderemo il ruolo specifico del sindacato, che non può essere trasformato in intermediatore di manodopera o certificatore dei rapporti di lavoro».

Rispetto a quest’ultimo tema, lo stravolgimento del ruolo del sindacato, Casadio dice che «non solo la Cgil si opporrà, ma riteniamo anche che nulla di nuovo potrà succedere: è infatti scritto chiaramente negli statuti degli enti bilaterali che per cambiarne la natura bisogna avere il consenso di tutte le parti, e noi questo consenso non siamo disposti a darlo». La Cgil sembra pronta ad alzare parecchi altri muri: «Pensiamo al job on call, ai nuovi contratti di inserimento che negano le tutele e la retribuzione minima, alla somministrazione di manodopera a tempo indeterminato, che sovverte le normali relazioni di lavoro. Come Cgil, ci impegneremo a tenere tutte queste tipologie fuori dai contratti, o comunque a neutralizzarne gli effetti per mezzo di appositi argini, come la necessità di tornare a contrattare con il sindacato per attivarli. Chiederemo anche più diritti di informazione per tutelare i lavoratori rispetto alle nuove regole sui trasferimenti di ramo d’azienda e gli appalti». Rispetto ai co.co.co. e alla norma che chiede di sostituirli con tempi indeterminati o con i «lavori a progetto», Casadio dice che «se è vero che è stata eliminata l’ambiguità precedente, è anche vero che i co.co.co. rischiano di confluire tutti nel lavoro autonomo, e questa volta con poca speranza di stabilizzazione». A cinque giorni dall’entrata in vigore della legge, si riunirà il tavolo interconfederale governo-aziende-sindacati: la Cgil sarà a quel tavolo, e Casadio prevede che le stesse Cisl e Uil – molto più morbide rispetto alla legge 30, che hanno sostanzialmente accettato salvo muovere qualche appunto – «potranno mostrare un nuovo giudizio quando vedranno quegli istituti concretamente all’opera nei luoghi di lavoro».

«L’opposizione a questo decreto non potrà mai smettere, perché riguarda la vita futura di milioni di persone – aggiunge il segretario confederale Gian Paolo Patta – La Cgil è impegnata, come ha confermato la riunione dell’ultimo direttivo nazionale di qualche giorno fa, a proseguire gli scioperi di due ore articolati sul territorio. Non parteciperà agli organismi bilaterali di certificazione e di intermediazione di persone e si opporrà all’estensione dei lavori precari attraverso i contratti nazionali e la contrattazione integrativa. Soprattutto alle forme più odiose, quali il lavoro a chiamata e quello in affitto a tempo indeterminato, che rendono l’uomo meno che una merce sempre a disposizione».