“Lavoro” Piano precari, i sindacati aprono

08/11/2006
    mercoled� 8 novembre 2006

    Pagina 17 – Economia

    Piano precari, i sindacati aprono

      Primi s� a Boeri: pi� flessibilit� all�entrata, pi� stabilit� dopo

        Cgil, Cisl e Uil:
        possiamo parlarne:
        No di Confindustria

          ROBERTO MANIA

          ROMA – La lotta alla precariet� del lavoro diventa uno dei temi del confronto tra governo e parti sociali. L�appuntamento � per gennaio quando, parallelamente al tavolo sulla previdenza, partir� il negoziato per disegnare i nuovi ammortizzatori sociali. Sempre l� dovrebbe finire anche la discussione sui contratti a termine dopo che il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha annunciato le nuove linee guida. Ma � la proposta lanciata ieri da due economisti del sito lavoce.info, Tito Boeri e Pietro Garibaldi, che definisce un percorso a tappe per la stabilizzazione del posto di lavoro, prevedendo anche una stretta sui contratti a tempo determinato, l�introduzione di un salario minimo e l�uniformit� delle aliquote previdenziali per tutti i contratti, a far discutere sindacati e Confindustria.

          E alla disponibilit� di Cgil, Cisl e Uil si contrappone la scelta degli industriali di alzare le barricate: �Con tutto il rispetto della proposta di Boeri e Garibaldi – ha detto ieri il direttore generale di Viale dell�Astronomia, Maurizio Beretta – noi non siamo minimamente disponibili a sederci ad un tavolo che abbia all�ordine del giorno la rivisitazione delle regole sul contratto a tempo determinato dopo che le parti sociali (con l�esclusione della Cgil, ndr) hanno gi� trovato una soluzione che ha recepito una direttiva Ue, che ha permesso di aumentare l�occupazione, che non ha provocato alcun contenzioso�. L�argomento deve essere un altro – a parere gli industriali -: quello della produttivit�. Eppure, secondo il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Tiziano Treu, �la proposta di Boeri e Garibaldi, positiva nel complesso, finisce per sdrammatizzare proprio l�iniziativa di Damiano�.

          � diversa da quella della Confindustria, la prospettiva dei sindacati che, infatti, guardano alla ricetta di Boeri e Garibaldi, (per quanto �parziale�, dicono) come alla conferma che la precariet� ha assunto dimensioni eccessive, dalle quali cui si deve uscire. Dice Luigi Angeletti, leader della Uil: �Mi pare una proposta di buon senso che, diversamente da altre, non resta sull�astratto ma � anche applicabile concretamente. Perch� – insiste il sindacalista – per evitare l�utilizzo improprio dei contratti a tempo determinato c�� solo un modo: non renderlo vantaggioso economicamente con contributi pi� bassi. Certo resta aperto il problema di limitare la ripetibilit� del contratto a termine che, invece, i due economisti non affrontano�. Su un punto non � d�accordo Angeletti come il numero due della Cisl Pierpaolo Baretta e il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni: la previsione di un salario minimo per i lavoratori ai quali non viene applicato il contratto collettivo. Non solo perch� � una soluzione che non appartiene alla tradizione della contrattazione italiana, ma anche perch�, in un panorama industriale caratterizzato da quasi quattro milioni di piccole aziende, rischia di trasformarsi in un incentivo a fuoriuscire dal contratto nazionale. �In ogni caso – sostiene Baretta – non si pu� parlare del salario minimo senza pensare di riformare l�attuale modello contrattuale�.

          Ma il punto pi� ostico – almeno per la Cgil – della proposta Boeri-Garibaldi � quello in cui si prevede di intervenire sull�articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che tutela dai licenziamenti senza giusta causa. I due economisti immaginano che a partire dal sesto mese dall�assunzione (al temine cio� del periodo di prova) fino al terzo anno il lavoratore sia protetto dall�articolo 18 solo per quanto riguarda il licenziamento disciplinare, mentre scatterebbe la tutela integrale dopo il terzo anno. �� incomprensibile – afferma Fammoni – questa ossessione sui licenziamenti ogni volta che si parla di lavoro. Ma cos� si finisce per inquinare qualsiasi discussione. Boeri e Garibaldi propongono una soluzione simile al contratto di primo impiego (il Cpe) in Francia: sappiamo tutti come � andata a finire. E sappiamo anche come � gi� andata a finire in Italia nel 2002�.