Lavoro, Pezzotta: o si tratta o sarà lotta

07/05/2002






SINDACATI

Lavoro, Pezzotta: o si tratta o sarà lotta

E arrivano le proposte Cgil sul Welfare
      ROMA – Cgil all’attacco. Non solo propone di estendere le tutele contro i licenziamenti senza giusta causa anche ai lavoratori che ne sono privi, ma chiede a Cisl e Uil di decidere nuove iniziative di lotta dopo lo sciopero generale del 16 aprile. Lo ha detto ieri il vicesegretario, Guglielmo Epifani, mentre era in corso la riunione del direttivo: «Più tempo passa senza che il governo ci convoca, più aumentano i sospetti sulla volontà di dialogo di questo esecutivo. È chiaro che dovremo discutere unitariamente su come riprendere le iniziative di lotta». Prudente il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, che tuttavia avverte il governo: «Sarebbe opportuno un confronto in tempi non troppo lunghi, altrimenti il sindacato dovrà decidere quali iniziative mettere in campo». Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ribadisce la volontà di dialogo, ma difende le proposte del governo sull’articolo 18 (diritto al reintegro): «Non toccano i diritti di nessuno e soprattutto non toccano i diritti di chi ha un lavoro». Per questo, aggiunge il vicepresidente, Gianfranco Fini, «nessuno» nel governo «intende ritirare» le misure sull’articolo 18 contenute nel disegno di legge delega sul mercato del lavoro. Provvedimento che oggi riprende il suo cammino nella commissione Lavoro del Senato. Verranno esaminati gli emendamenti all’articolo 1 (collocamento) mentre il relatore, Oreste Tofani (An), propone di rinviare la discussione degli articoli 2 e 3 in attesa della ripresa della trattativa tra l’esecutivo e i sindacati. Il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, dice che il negoziato ricomincerà «presto», ma conferma che sarà condotto dal ministro del Lavoro, Roberto Maroni. E quindi bisognerà attendere la prossima settimana quando lo stesso Maroni sarà tornato da New York, dove è impegnato per la conferenza delle Nazioni Unite sull’infanzia. Anche Marzano, comunque, avverte: «Il governo non accetterà veti dal sindacato, ma aspetta proposte».
      La Cgil le sue le ha presentate ieri al direttivo, ma sono agli antipodi rispetto a quelle del governo. Ruotano intorno all’estensione dei diritti, compreso quello al reintegro, e degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori «economicamente dipendenti» anche se non vincolati da un rapporto di lavoro subordinato. Si tratta in pratica di gran parte dei lavoratori atipici, a cominciare dai collaboratori coordinati e continuativi. Ma per questa via, dice Guidalberto Guidi (Confindustria), «aumenterebbe il sommerso». Il sindacato di Sergio Cofferati propone inoltre l’aumento dell’indennità di disoccupazione dal 40% al 60% della retribuzione e di allungarne la durata da 6 a 12 mesi e una cassa integrazione di base per i settori che ne sono privi (terziario, piccole imprese). Il tutto senza aumentare i contributi e prevedendo una spesa a carico dello Stato di almeno 5 miliardi di euro. Una stima sulla quale è d’accordo anche l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu (Margherita), ma come punto di arrivo di una riforma che richiederebbe 3-4 anni per dispiegare tutti i suoi effetti. Un appello a evitare lo scontro è arrivato ieri anche dal presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo: «L’articolo 18 non è una questione dirimente. Occorre invece un dialogo costruttivo».
      Ieri il direttivo della Cgil ha eletto la nuova segreteria. Oltre alla riconferma degli otto attuali segretari ci sono tre ingressi. Tre donne: Morena Piccinini, Marigia Maolucci e Paola Agnello Modica. Le prime due della maggioranza cofferatiana, la terza della minoranza di sinistra.
Enrico Marro


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