Lavoro, pericolo infiltrazioni

12/01/2005

    mercoledì 12 gennaio 2005

      sezione: ITALIA-POLITICA – pag: 16

      Terrorismo / Le strategie eversive

      Lavoro, pericolo infiltrazioni

      ROMA • Ci sono «forti tentativi» del terrorismo di «infiltrazione nel mondo del lavoro». Per questo non bisogna in alcun modo «diminuire l’attenzione sul fenomeno eversivo»: il procuratore generale della Cassazione Francesco Favara torna a ribadire che gli obiettivi primari del terrorismo interno sono i settori produttivi che, sottolinea, vengono sottoposti a «rinnovata e radicalizzata conflittualità». L’eversione cerca di superare «la tradizionale attività del sindacato, che si tenta di isolare e scavalcare», ma punta anche a «una contrapposizione forte e pregiudiziale a ogni forma di mediazione». E sulle Br il procuratore sottolinea che c’è stato sicuramente un colpo «disarticolante» con gli arresti del 2003 ma, avverte, «sono sfuggiti alcuni militanti» e il «successo ottenuto non deve far diminuire l’attenzione».

      Per le infiltrazioni del terrorismo nelle imprese (si veda «Il Sole-24 Ore» di sabato scorso), dunque, è tornato ufficialmente un allarme che, in realtà, non è mai cessato.

      L’azione dei terroristi si concentra sul fronte del lavoro salariato, non solo operaio, ma anche dei servizi e del terziario avanzato. La strategia consiste nell’individuare e sostenere, all’interno delle imprese, gruppi orientati alla contestazione più violenta e ad altre forme di scontro radicale, che dovrebbero realizzare un reticolo di avamposti sui luoghi di lavoro in grado di fare breccia e di allargare il dissenso contro lo Stato. Il consenso del mondo del lavoro a questa provocazione è stato finora molto scarso. Ma questo non diminuisce il pericolo della minaccia in corso.