“Lavoro” Per i precari è più efficace il modello Zapatero (F.Kostoris)

07/11/2006
    marted� 7 novembre 2006

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      PAROLE CHIAVE. L’ESTENSIONE DEL TEMPO INDETERMINATO

        Di Fiorella Kostoris

          Per i precari � pi� efficace il modello Zapatero

            All’indomani della manifestazione di almeno 100 mila precari per le strade di Roma, il ministro per la Solidariet� sociale, Paolo Ferrero, ha ribadito al Corriere della sera che �il governo ha fatto poco per la precariet�, mentre quello del Lavoro, Cesare Damiano, ha dichiarato all’Unit� che in finanziaria l’esecutivo ha �inserito tutele mai viste per i lavoratori parasubordinati […] attraverso la riduzione del cuneo fiscale vincolata alla stabilizzazione del lavoro […] e attraverso un sistema di incentivi e disincentivi, come quello che rende pi� costoso il lavoro flessibile�. Con ci� riferendosi alla sostituzione del precariato con l’impiego a tempo indeterminato, auspicabilmente ottenuta attraverso l’incremento del costo relativo del primo rispetto al secondo.

            In proposito, conviene anzitutto esaminare il concetto di sostituzione nella produzione. Due fattori produttivi (come il lavoro a tempo determinato e indeterminato) si dicono sostituti se, a parit� di altre circostanze, all’aumentare del costo dell’uno (ad esempio per maggiorazioni fiscali e contributive), la domanda dell’altro cresce, mentre il reddito dell’impresa viene esattamente compensato di quella perdita in cui l’azienda incorrerebbe per il fatto che un mezzo di produzione diviene pi� caro. Sempre in questa ipotesi del coeteris paribus, pu� succedere che i due fattori produttivi siano invece complementari e allora i coefficienti di produzione risultano fissi e insensibili ai prezzi relativi: in tal caso, al salire del costo del lavoro a tempo determinato, il rapporto tra questo e il lavoro a tempo indeterminato non scende. C’� oggi un generale consenso sul fatto che la complementariet� possa sporadicamente emergere nel breve periodo, quando le tecnologie e i modi di produzione sono difficilmente modificabili, e per� alla lunga domini la sostituzione, diversamente da come sembra credere un filone accademico, attualmente minoritario nel mondo ma ancora solido in Italia, legato alla tradizione di Cambridge (Inghilterra) e al pensiero di Piero Sraffa.

            Senonch�, affinch� l’affermazione del ministro Damiano sia significativa, non basta che il lavoro a tempo determinato e quello a tempo indeterminato siano, coeteris paribus, sostituti, perch� appunto la parit� delle altre circostanze non � a priori ipotizzabile. E questo per un duplice motivo. Innanzitutto perch� i fattori di produzione sono di solito pi� di due e, all’aumentare del costo dell’uno, si sa che – se non immediatamente, almeno dopo un certo tempo – qualche altro mezzo produttivo vedr�, in caso di compensazione dell’azienda, crescere la domanda, ma potrebbe non essere quello alternativo della coppia prima considerata, bens� un terzo ancora. Ad esempio, se gli occupati da un’impresa sono di 3 tipi, a tempo indeterminato, a tempo determinato e in nero (sui quali ultimi si evade totalmente la fiscalit�), pu� accadere che l’incremento del costo dei secondi, dovuto ai maggiori contributi sociali per essi versati, induca l’azienda, allorch� adeguatamente compensata, non a stabilizzarli bens� a ricacciarli nel mercato sotterraneo.

            Secondariamente, la parit� di altre circostanze non pu� presumersi, ma deve accertarsi anche rispetto all’esistenza di compensazioni per l’azienda. Queste, per�, paiono di fatto sussistere, se si guarda ai dettagli degli interventi previsti nel disegno di legge finanziaria. Per un verso, l’aliquota contributiva dei �lavoratori non iscritti ad altre forme pensionistiche� (di cui tratta l’articolo 85), probabilmente tutti precari, passer� nel 2007 dal 17,9% al 23%, provocando pi� alte imposte aziendali e minore indebitamento netto della pubblica amministrazione per 816 milioni (lordi) di euro; per un altro verso, l’aliquota dei �rimanenti iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26� della legge Dini del 1995, parzialmente precari, salir� al 16%, con effetti al ribasso sul deficit pubblico di 471 milioni lordi nel 2007, e quella degli apprendisti, anch’essi in parte precari, toccher� nel 2007 il 10%, diminuendo l’indebitamento netto della pubblica amministrazione per 1,1 miliardi circa l’anno prossimo.

            A questi forti aggravi per le imprese, collegati alla loro forza lavoro flessibile, vanno aggiunti quegli altri, di minore entit� nel 2007, connessi sia al maggiore onere per interessi subito dalle aziende, nel trasferimento del Tfr dei dipendenti ai fondi pensione e all’Inps, sia alle pi� elevate imposte pagate dalle aziende trovate impiegare personale in nero, nella lotta di successo all’evasione fiscale. Contemporaneamente, l’articolo 18 del disegno di legge finanziaria decurta il costo dei soli lavoratori a tempo indeterminato, attraverso due deduzioni della base imponibile dell’Irap, una forfetaria e una commisurata ai contributi assistenziali e previdenziali, con un alleggerimento complessivo per le aziende di circa 2,5 miliardi nel 2007.

            Perci�, in presenza di compensazioni e dati l’incremento del costo dei precari e degli occupati in nero e il decremento di quello dei dipendenti a tempo indeterminato, � probabile che si osservi nel 2007 un’espansione di questi ultimi e un declino delle prime due categorie. Un’uscita dalla precariet�, tuttavia, meno intensa di quella che l’esecutivo avrebbe presumibilmente promosso, se avesse adottato il criterio di diminuire il costo non di tutto il lavoro a tempo indeterminato, alzando quelli alternativi, bens� solo il costo di coloro che venivano trasformati da precari (o, peggio, underground) a stabili, al pari di quanto recentemente deciso dal governo Zapatero. In questo senso, potrebbero essere corrette le affermazioni di entrambi i ministri sopra menzionati.

          (fiorella.kostoris@tin.it)
          in collaborazione con Radio Radicale