Lavoro, parte la legge Biagi

13/03/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
061, pag. 3 del 13/3/2003
di Teresa Pittelli


La riforma è in vigore. I tecnici di via Flavia preparano i decreti attuativi.

Lavoro, parte la legge Biagi

L’interinale sarà utilizzabile senza i vincoli attuali

Sviluppo del collocamento privato e deregolamentazione dei contratti. Sono i cardini sui quali punta legge di riforma del mercato del lavoro n. 30/2003, ribattezzata legge Biagi dal governo, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 26 febbraio, e che oggi entra in vigore, puntando su di un’iniezione senza precedenti di flessibilità contrattuale. A cominciare dal lavoro in affitto, al quale le imprese potranno ricorrere sempre, e non più solo nei casi previsti dalla contrattazione, secondo quanto prevede la bozza di decreto attuativo al quale sta lavorando il ministero del welfare. Le imprese, secondo la prima versione dell’articolato allo studio di via Flavia, potranno ricorrere al lavoro interinale ´in presenza di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo e sostitutivo’ (la formula ampia è stata ricalcata su quella già utilizzata dal governo nella disciplina sui contratti a termine). In questo modo vengono eliminati i vincoli previsti dalla legge Treu del ’97, e in particolare quello che assegna ai contratti la definizione dei casi nei quali il lavoro in affitto è consentito. La liberalizzazione dell’interinale, inoltre, viene estesa all’agricoltura e all’edilizia. La riforma prevede poi lo staff leasing, affitto di manodopera in blocco anche a tempo indeterminato, per il quale il decreto propone una formula di ricorso estesa, soprattutto in alcuni settori come le pulizie, la vigilanza, la manutenzione, il facchinaggio, i call center, l’installazione di impianti, la cura della persona e l’assistenza informatica. Ai contratti viene lasciata solo l’individuazione di ´altri casi’ da aggiungere all’elenco.

Il lavoro occasionale, cioè le prestazioni svolte una tantum, invece, è studiato per chi ha bisogno di servizi saltuari, dal giardinaggio all’assistenza familiare, o di lavori di emergenza, come nel caso delle calamità naturali, o di solidarietà. Secondo la bozza questi datori di lavoro potrebbero comprare buoni da 7,5 euro, validi per un’ora di lavoro, con i quali pagare gli occasionali che, restituendo i buoni, riceverebbero una retribuzione di 6 euro circa all’ora, mentre il resto finanzierebbe la previdenza e l’assicurazione obbligatoria. Il lavoro a chiamata, infine, che consiste nella disponibilità del lavoratore a essere chiamato dall’impresa, se occorrerà e con un preavviso di almeno 24 ore, in cambio di un’indennità mensile, dovrà essere disciplinato nel dettaglio dalle parti sociali, entro quattro mesi. Altrimenti lo farà il ministero del welfare, che per adesso ha già stabilito l’esclusione dei lavoratori a chiamata dal computo dei dipendenti per l’applicazione dello statuto.

L’altro punto forte della riforma, poi, è ´lo sviluppo e la diffusione degli operatori privati’ per risolvere la situazione del collocamento, nella quale, secondo il welfare, ´chi cerca lavoro brancola nel buio e si affida a meccanismi inefficienti come i passaparola e gli amici’. Secondo Roberto Maroni, ministro del welfare, ´i decreti attuativi entreranno in vigore prima dell’estate’. Ma mentre stanno per partire le nuove forme di flessibilità, in parlamento è iniziato l’iter del disegno di legge 848-bis, che contiene le modifiche all’articolo 18 dello Statuto, concordate con le parti sociali nel patto per l’Italia, Cgil esclusa, e cioè la sospensione della tutela per le imprese che, con nuove assunzioni, superino la soglia dei 15 dipendenti. La discussione della commissione lavoro del senato, prevista per ieri, è slittata alla prossima settimana. Ma ieri si è chiuso il termine per presentare i subemendamenti al testo, già emendato dal governo per inserire le modifiche che hanno recepito il patto per l’Italia, e l’estensione della mobilità lunga a 3 mila lavoratori, che riguarderà principalmente i dipendenti della Fiat.

Su questo argomento, inoltre, è in arrivo un emendamento del relatore di maggioranza, Oreste Tofani (An), per estendere gli ammortizzatori sociali alle piccole imprese dell’indotto dell’azienda torinese, che attualmente non ne usufruiscono. L’emendamento del relatore sarà presentato nei prossimi giorni, nel corso della discussione del ddl.