«Lavoro, padri e figli divisi dall’articolo 18»

04/02/2010

Brunetta: «I genitori sono ipergarantiti, basta scaricare la flessibilità sui giovani»
ROMA— «L’articolo 18 dello statuto dei lavoratori protegge i padri e non i figli». Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ospite di Porta a Porta, lancia una nuova proposta per il riscatto dei «bamboccioni». Dopo i cinquecento euro al mese per aiutarli a uscire prima di casa, da ricavare risparmiando sui pensionati precoci, questa volta butta lì l’idea di rivedere l’articolo 18, la norma che impedisce il licenziamento senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti.
«Abbiamo un welfare pessimo e costoso tutto a vantaggio dei padri e per i figli non c’è nulla»: Brunetta ha appena cominciato a parlare della sua idea che i telefoni della redazione cominciano a squillare. È in gioco l’articolo più strenuamente difeso dai sindacati. Non a caso la manifestazione più partecipata nella loro storia recente è stata quella organizzata nel 2002 dalla Cgil di Cofferati proprio a sostegno di quella parte dello statuto dei lavoratori.
«Basta con queste strumentalizzazioni stupide — sbotta il ministro, quando Bruno Vespa legge alcuni dei commenti —. Non sono ipocrita e dico quello che penso. Ho detto che l’articolo 18 protegge i padri e non protegge i figli. Ed è la sacrosanta verità. Io sono per una modifica dell’articolo 18 che monetizzi (chi perde il posto ndr) e non che difenda con il reintegro». L’arringa pro-bamboccioni è inarrestabile: «Non dobbiamo scaricare la flessibilità del mercato sui più deboli e non sindacalizzati: spendiamo tantissimo per finte pensioni di invaliditá ma non diamo quasi nulla ai giovani tipo incentivi per mettersi in proprio, prestiti d’onore, borse di studio, affitti. Non ce la fanno a uscire di casa, con il risultato che sono proprio i genitori, per compassione, a tenerli nella propria abitazione fino a tarda età».
Otto anni fa, secondo la Cgil, a scendere in piazza per difendere l’articolo 18 dalle modifiche proposte dal governo Berlusconi furono 3milioni di persone. Sergio Cofferati, nel 2002 alla guida del sindacato ed ora europarlamentare per il Pd, non può fare a meno di rispondere al ministro della Pubblica amministrazione. «Che c’entra l’articolo 18 col presunto ipergarantismo — si chiede —. Quella dell’articolo 18, come Brunetta dovrebbe sapere, è una norma che vieta il licenziamento senza giusta causa, è una norma di civiltà del lavoro». Duro il commento del successore Guglielmo Epifani, intervenuto a Otto e mezzo: «Quella lanciata dal ministro Brunetta è una provocazione ma non c’è dubbio che se si dovesse riaprire una discussione su questo capitolo la Cgil sarebbe pronta a dare battaglia». «Brunetta— continua Epifani— non si accorge che siamo in un tempo in cui i padri perdono lavoro e i figli anche, da precari».
«Quello di Brunetta è in realtà un attacco ai lavoratori, un’offensiva contro i diritti», afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi. Nella polemica è intervenuta anche Renata Polverini, candidato del Pdl alla presidenza del Lazio: «A mettere in discussione l’articolo 18 ci avevano pensato i radicali, lo dico anche a Sergio Cofferati». Un messaggio polemico nei confronti dell’avversaria alle elezioni regionali Emma Bonino.