Lavoro nero: una malattia per 4 milioni di persone

02/07/2007
    sabato 30 giugno 2007

    Pagina 14 – Economia & Lavoro

    Lavoro nero, una malattia
    per 4 milioni di persone

      Questa la dimensione del sommerso, che vale un sesto del pil. Ma qualcosa è cambiato

        di Laura Matteucci / Milano

        EPPUR SI MUOVE – Edilizia innanzitutto, ma poi anche agricoltura e terziario, con il suo carico di badanti così prezioso nell’economia domestica quotidiana di molti italiani. Il carico del sommerso si infiltra ovunque è possibile, riguarda circa 4 milioni di persone, di cui il 15-20% sono immigrati, significa qualcosa come il 16-17% di prodotto interno lordo. Una ricchezza, ovviamente, non tassabile e che, quindi, per il sistema paese rappresenta un peso non indifferente. L’Italia è, ancora oggi, il paese d’Europa con la più alta percentuale di lavoro nero.

        Qualcosa, però, ha iniziato a cambiare. E molte delle normative anti-sommerso contenute nella Finanziaria dell’anno scorso sono ormai in procinto di entrare in vigore, nel mese di luglio. Come quelle sugli indici di congruità (criteri per quantificare il numero di addetti previsti per svolgere un dato lavoro) e sul documento unico di regolarità contributiva (dichiarazione delle aziende, che dovrebbe diventare anche un elemento per poter partecipare alle gare d’appalto).

        Come dice Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil e responsabile del mercato del lavoro: «Qualcosa si è mosso, è indiscutibile, anche nella contrattazione e dal punto di vista culturale. Ma l’azione di contrasto al nero dev’essere costante. Anche da parte del mondo della comunicazione, perchè c’è ancora troppo silenzio su questo fenomeno. E anche da parte degli industriali ci vuole una condanna più incisiva».

        Un altro passo avanti: martedì prossimo a Bari viene presentata la Cabina nazionale di Regia sul lavoro nero che, presieduta dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, sarà l’organo istituzionale di coordinamento e promozione delle politiche di vigilanza e contrasto, nonchè dei piani e accordi di emersione, secondo quanto disposto dalla Finanziaria 2007. L’obiettivo è quello di predisporre un’azione generale di prevenzione del fenomeno, attraverso la promozione del lavoro regolare, il sostegno all’emersione, la realizzazione di campagne nazionali di informazione e sensibilizzazione, anche utilizzando le risorse economiche previste nel Fondo per l’Emersione del lavoro irregolare, appositamente istituito.

        Finora, la parte normativa già approvata dal governo con il decreto Bersani dell’estate scorsa ha riguardato in particolare l’edilizia: l’aumento del numero degli ispettori nei cantieri edili, ad esempio, ha già portato all’emersione di oltre 100mila lavoratori. «Questo dimostra – riprende Fammoni – che riattivare l’attività ispettiva, che negli anni passati era stata completamente abbandonata, è importante. E che, in generale, la repressione porta sempre a risultati significativi».

        Poi, c’è tutta la partita degli appalti, con il meccanismo del massimo ribasso che già di per sè produce lavoro nero: la rimodulazione degli appalti fa parte del disegno di legge sulla sicurezza, ma per ora si riferisce solo a quelli pubblici. Il problema, ricorda Fammoni, sarà poi quello di estendere le nuove norme anche agli appalti privati.

        Un altro disegno di legge già in discussione in Parlamento, infine, riguarda più direttamente gli immigrati, la fascia più ricattabile, soprattutto se si tratta di lavoratori clandestini: l’intenzione dichiarata è di inasprire le pene contro gli schiavisti, «ma noi siamo anche convinti – chiude Fammoni – si debbano inserire forme di sostegno e incentivi per chi denuncia, come il rilascio del permesso di soggiorno».