Lavoro nero, sconosciute 70 mila aziende su 423 mila

25/02/2004

ItaliaOggi (Lavoro e Previdenza)
Numero
047, pag. 33 del 25/2/2004
di Teresa Pittelli


I dati delle ispezioni forniti da Inps e Inail in audizione sul dlgs di riforma.

Lavoro nero, sconosciute 70 mila aziende su 423 mila

Avanza il lavoro nero. Oltre 2,6 miliardi di euro evasi e 70 mila aziende completamente sconosciute all’Inps su 423 mila ispezionate. E irregolari 16.733 su 28 mila aziende controllate dall’Inail. Con premi assicurativi recuperati per circa 86 milioni di euro. Questi i risultati dell’attività di vigilanza anti-lavoro nero svolta dall’Inps nel triennio 2001-2003, e dall’Inail nel 2003. Dalle ispezioni condotte dagli 007 di via Ciro il Grande, in particolare, sono emersi 377 mila lavoratori in nero. Le cifre sono state fornite ieri dal presidente dell’Inps, Giampaolo Sassi, e da quello dell’Inail, Vincenzo Mungari, nel corso di un’audizione informale nell’ufficio di presidenza della commissione lavoro del senato sul decreto legislativo relativo alla razionalizzazione delle funzioni ispettive in materia previdenziale. In sintesi, nel 2001 sono state 20.085 le aziende trovate in nero (su 127.122 ispezioni), con 139.193 lavoratori irregolari, e 939 milioni di euro in imponibile evaso. Nel 2002 sono state invece 22.347 le aziende sommerse (ma le ispezioni sono state circa 20 mila in più), con 126.152 lavoratori irregolari e 857 milioni di euro in nero, mentre nel 2003 sono state 27.431 (su 147.469 controllate), con oltre 111 mila lavoratori non in regola, e 818 milioni sottratti alle casse statali. Alla luce della mole di lavoro svolto, dunque, gli enti chiedono di mantenere la loro autonomia nell’attività ispettiva. Il provvedimento di riforma, varato a fine gennaio dal consiglio dei ministri, infatti, prevede l’accentramento in una superdirezione ministeriale della direzione e del coordinamento dell’ispettorato sul lavoro. Oltre che il diritto di interpello sulle norme lavoristiche e uno spazio più ampio per la conciliazione stragiudiziale degli illeciti commessi dai datori di lavoro.

Per gli enti di previdenza sentiti ieri, tra i quali Enasarco ed Enpals oltre che Inps e Inail, il giudizio sulla riforma è positivo nel complesso. Ma con più di una riserva relativa all’accentramento nella direzione ministeriale di alcune delle funzioni svolte dalle direzioni provinciali del lavoro. Osservazioni critiche condivise anche dai sindacati, ascoltati ieri durante lo stesso incontro informale con il presidente della commissione, Tommaso Zanoletti (Udc), che oggi incontrerà i datori di lavoro, e a stretto giro anche i rappresentanti del ministero del welfare. La commissione, una volta terminate le audizioni, dovrebbe poi dare il suo parere per la prossima settimana. Oltre al super-ispettorato centrale per contrastare il lavoro nero, con compiti di coordinamento delle attività ispettive delle varie direzioni, il provvedimento in discussione a palazzo Madama contiene altre importanti novità, che in qualche modo cambiano la filosofia della vigilanza, trasformandola da attività repressiva in attività di consulenza e conciliazione preventiva.

Un esempio è il diritto d’interpello, già presente in materia fiscale, che si estenderà al lavoro e alla previdenza. Le associazioni di categoria, gli ordini professionali e gli enti pubblici potranno inoltrare per via telematica alla super-direzione del ministero (attraverso le direzioni provinciali) dubbi e quesiti, anche generali, sulla normativa lavoristica.

L’intento è assicurare l’interpretazione delle norme e l’instaurazione delle varie prassi uniformemente sul territorio. Importanti, inoltre, vista la filosofia del provvedimento, anche le attività di promozione, consulenza e formazione che gli ispettori svolgeranno in azienda, avvalendosi dei Cles e degli enti previdenziali. (riproduzione riservata)