Lavoro nero, primato dell´Italia

10/11/2003

lunedì 10 novembre 2003

Pagina 13 – Cronaca
 
IL DOSSIER
Lavoro nero, primato dell´Italia
«Il sommerso è un terzo del Pil»
          Per l´Istat tre milioni e mezzo di occupati sono senza contratto.
          Per l´Eurispes il problema è più grave

          Il record nel Sud, ma il fenomeno è molto diffuso anche in alcune zone del Nord, dove sono numerosi i pensionati che "arrotondano"
          Ma non è l´edilizia il settore in cui si conta il maggior numero di irregolari: in testa alla classifica nazionale c´è l´agricoltura

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – C´è chi dice che l´economia «sommersa» in Italia è pari al 17 per cento del Prodotto interno lordo (Istat), chi invece parla addirittura del 29-30 per cento, quasi un terzo dell´economia (Eurispes). Due sono i dati certi: l´Italia è al primo posto tra i Paesi industrializzati in quanto a lavoro nero; l´economia sommersa, nonostante i provvedimenti di legge dei vari governi e l´intensificarsi dei controlli, non diminuisce. Aumenta. L´Istat stima un suo aumento del 15-16 per cento nel 2001 sull´anno precedente. Ma quanto vale oggi l´economia sommersa? Sempre l´Istat stima una produzione «in nero» pari a 200 miliardi di euro: lavoratori invisibili, ma prodotti visibili che partecipano al resto dell´economia, al punto che ogni tanto qualche economista propone di fare entrare il sommerso direttamente e ufficialmente nel Pil.
          I lavoratori in nero «non esistono», salvo quando muoiono. Spesso gli incidenti vengono taciuti, nessuno sa niente. È l´aspetto più odioso dell´illegalità economica, gli uomini-merce, sfruttati e ricattati. Per l´Istat i lavoratori in nero sono il 15 per cento degli occupati, oltre tre milioni e mezzo di lavoratori, che non hanno ferie, né malattia, né pensione. Al Sud la percentuale degli «irregolari» sale al 22,4 per cento, contro il 15,4 del Centro, il 10,8 del Nord-Ovest e l´11,3 per cento del Nord-Est. I sindacati reclamano: basterebbe recuperare una piccola parte dell´evasione contributiva per risolvere una volta per sempre il problema dell´equilibrio del sistema previdenziale. Nelle scorse settimane il governo ha promesso un decreto legislativo che aumenterà i servizi ispettivi: pochi mesi prima il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, aveva suggerito agli operai messi in cassa integrazione dalla Fiat di «arrotondare l´indennità con qualche lavoretto in nero».
          Quest´anno i controlli del Nucleo ispettivo dei carabinieri del ministero del Lavoro hanno portato a un risultato sorprendente: un´azienda su due assume lavoratori in nero. A fronte di controlli sulla posizione contrattuale dei dipendenti di 21.431 aziende industriali, commerciali e agricole, i carabinieri guidati dal colonnello Giovanni Scialdone hanno scoperto che il 55 per cento delle imprese ha «impiegato personale in nero». Dopo la tragedia di Genova i sindacati degli edili hanno parlato dell´esistenza di un «caporalato internazionale», e alla stessa conclusione erano arrivati i carabinieri.
          «C´è molto lavoro nero nei cantieri e non coinvolge soltanto immigrati», dice Domenico Pesenti, responsabile degli edili della Cisl. Al Nord, dice, oltre agli extracomunitari lavora in nero molta gente già in pensione. Il lavoro nero taglia trasversalmente tutti i settori economici e flagella ogni area geografica. Nell´edilizia, stima Pesenti, il lavoro nero è pari al 15-20 per cento al Nord, al 20-25 per cento al Centro, al 30-35 per cento in media al Sud, con punte del 40 per cento in Calabria. Nella sola Genova, teatro dell´ultima tragedia in un cantiere, ci sono 3.500 lavoratori in nero in edilizia. Parola della Filea-Cgil. Nelle grandi città, come Milano, dice ancora Pesenti, i lavoratori in nero nei cantieri edili raggiungono punte del 30 per cento.
          Cifre pazzesche. Ma il settore dove il ricorso al lavoro nero è più forte non è l´edilizia. È l´agricoltura. Qui s´incrociano la stagionalità e la disponibilità a lavorare nei campi degli extracomunitari: il «sommerso» è garantito. L´Istat parla addirittura di un terzo di lavoratori in nero in agricoltura, per l´esattezza il 32,4 per cento. Nell´edilizia i lavoratori «sommersi» intercettati dalle statistiche ufficiali sono invece il 15,5 per cento, percentuale che sale al 18,3 per cento nel settore del commercio e che si assesta al 13-14 per cento tra i colletti bianchi dei servizi finanziari. Più fortunate le tute blu: nell´industria manifatturiera il lavoro «nero», secondo l´Istat, è «soltanto» del 5,8 per cento.