Lavoro nero per 4 milioni di italiani

31/07/2006
    luned� 31 luglio 2006

    Pagina 29 – Economia

    IL CASO

      Oltre tremila telefonate da maggio a luglio al numero verde della Cgil. Il 35% lamenta la mancanza di sicurezza

        Lavoro nero per 4 milioni di italiani
        il 54% delle denunce viene da donne

          ROMA – Chiamano con curiosit�, ansia e una certa fiducia il numero verde della Cgil contro il lavoro nero. Sono soprattutto italiani. Ma gli stranieri, che parlano ormai molto bene la nostra lingua, toccano quota 30%. Sono iscritti al sindacato, soltanto per� nel 55% dei casi. E pochissime volte si nascondono dietro denunce anonime.

          La Cgil stila un bilancio nello stesso tempo positivo e negativo della sua iniziativa di ascolto, messa in piedi tra il 10 maggio e il 24 luglio. Positivo perch� le telefonate sono tante (3019) e forniscono notizie utili sulla geografia dello sfruttamento. Negativo perch� il numero e la tipologia delle denunce confermano un fenomeno in tenuta, se non in crescita. Nelle stime del sindacato, oltre 4 milioni di persone conoscono l�inferno del lavoro sommerso. Producono fino al 17,6% della nostra ricchezza (il Pil), 170 miliardi di euro l�anno.

          Scorrendo i registri con le telefonate, si scopre che il 20% delle persone chiede informazioni sulla campagna contro il lavoro nero o magari notizie "tecniche" (come si legge una busta paga, quale contratto si applica al suo caso). Il 63% segnala invece storie degne di approfondimento (per i quali sono state attivate le strutture Cgil pi� vicine, in particolare gli Uffici Vertenze). Infine il 17% delle persone, casi gravi di lavoro irregolare (di cui la Cgil verificher� la fondatezza).

          Il loro grido di allarme riguarda la sicurezza (35% delle denunce); il salario (compensi inferiori ai minimi contrattuali, straordinari non retribuiti; 21% delle segnalazioni); la totale irregolarit� del rapporto (assenza di dichiarazione di assunzione o addirittura del contratto; 14% delle denunce). Ancora: il 12% lamenta il mancato rispetto degli orari di lavoro, del riposo e delle ferie. Un altro 9%, la violazione delle norme di garanzia, ad esempio per la donna incinta o in maternit�.

          Il Nord � pi� battagliero: � da l� che arriva il 57% delle chiamate. Segue il Centro, con il 31. Mentre il Sud e le Isole sono ultime con il 12. Le donne risultano, loro pure, pi� battagliere e coraggiose (al femminile il 54% degli appelli). I settori di lavoro critici. Una larga maggioranza di segnalazioni (60%) fa capo a meccanici, chimici, tessili ed edili. Il 30% a commessi; cuochi e camerieri; addetti al turismo (tra cui giovani animatori). Sono in affanno anche insegnanti e infermieri privati; lavoratori del credito, delle assicurazioni e dei trasporti. Non mancano all�appello i contadini. Il 3% delle telefonate � di persone che si definiscono "atipiche", senza poi specificare il settore di impiego. Anche i pensionati si fanno vivi, con l�1% delle chiamate.

          Per arginare il fenomeno del lavoro nero, Cgil Cisl e Uil hanno una ricetta articolata. Prevede, intanto, una "campagna permanente" di informazione. Una cabina di reg�a nazionale dovrebbe mettere in rete tutti i soggetti che combattono il sommerso. Gli ispettori andrebbero coordinati tra loro, anche per verificare se i risultati di un�impresa (fatturato, giro d�affari) siano compatibili con il numero di dipendenti dichiarati. Le imprese che sbagliano dovrebbero subire penalit� fino alla revoca degli appalti e delle concessioni. Gli immigrati che denunciano l�abuso infine andrebbero tutelati con l�assegnazione del permesso di soggiorno.

            (a.fon.)