Lavoro nero, offensiva Ue

27/04/2007
    venerdì 27 aprile 2007

    Pagina 27 – Economia

    IL MONITO DEL COMMISSARIO FRATTINI: NIENTE FONDI COMUNITARI A CHI UTILIZZA IMMIGRATI IRREGOLARI

      Lavoro nero, offensiva Ue

        MARCO ZATTERIN
        INVIATO A STRASBURGO

        L’ultimo rapporto arrivato sulla scrivania di Franco Frattini è allo stesso tempo una denuncia, un allarme e un invito a fare in fretta. I numeri che emergono dalle stime preliminari dei servizi della Commissione Ue affermano che, nei paesi dove l’immigrazione legale è più pesante (Italia compresa), il 15% del pil è prodotto con il lavoro nero, in gran parte offerto dai clandestini. E’ così che molte imprese riescono a rimanere competitive, afferma il documento riservato, così che si violano i diritti fondamentali e si creano gravissime condizioni di sfruttamento. Per questo bisogna correre ai ripari, con una direttiva vincolante che aumenti i controlli e infligga sanzioni severe a chi è colto fuori dalla legge. Servono risorse e vigilanza. Sennò gli schiavi del XXI secolo continueranno a inquietare la coscienza dell’Europa.

        Il commissario italiano che tiene le redini degli intervento sull’immigrazione lavora da mesi alla sua manovra. Il cammino è però più difficile di quanto si potrebbe pensare. Ci sono frenatori fra gli stati membri, alcune capitali preferirebbero non sollevare il problema nella consapevolezza che una stretta contro l’illegalità avrebbe effetti perniciosi per l’economia. Frattini, invece, vuole intervenire con un provvedimento ad hoc per ragioni di efficacia. Con una direttiva e non con una raccomandazione non vincolante. I tecnici solo al lavoro. Il testo dovrebbe essere pronto al massimo in giugno.

        I numeri sono inquietanti. Il totale degli immigrati illegali in Europa è stimato nell’ordine di 7-8 milioni, un quinto del dato mondiale. Il flusso annuale dei nuovi ingressi è indicato fra 900 e 950 mila unità. Gli stati che hanno il maggior numero di arrivi sono Francia, Germania, Grecia, Italia, Spagna e Regno Unito. Quelli col totale più basso, i baltici e il Lussemburgo, questione di dimensione e reddito, evidentemente. Al nostro paese va la palma di "principe del nero", con sino a 700 mila clandestini impegnati nelle imprese, contro i 400 mila della Grecia e i 200 mila del Regno Unito. "Il ministro Amato condivide con forza il nostro impegno per moltiplicare i controlli – spiega Frattini a La Stampa – ma non vedo lo stesso accordo nelle varie burocrazie".

        La conclusione degli esperti comunitari è che "l’occupazione illegale è diventata la scorciatoia con cui molte aziende aggirano procedure e regole di mercato rigide, nonché l’alta tassazione sulla manodopera non qualificata". Per questo un primo passo potrebbe essere "un mercato del lavoro più flessibile e un taglio del peso fiscale per ridurre gradualmente il sommerso clandestino". Non basta. Bruxelles vuole punizioni esemplari e controlli efficaci, anche perché solo il 2,8% delle imprese Ue è mediamente oggetto di verifiche dalle autorità competenti. Troppo poche.

        Che fare? Le risposte sono cinque: applicare sanzioni e misure preventive come si deve; ampliare il coordinamento amministrativo; aumentare le risorse umane e finanziarie degli ispettorati; migliorare il flusso di informazioni; pubblicare i dati degli interventi su base regolare. "Si potrebbe immaginare che a pagare fossero anche gli stati membri responsabili per l’omessa vigilanza", dice Frattini. La sua proposta è "tagliare i contributi europei" alle imprese colte in fallo e, allo stesso modo, agire con le capitali. "Si potrebbero fissare degli obiettivi inderogabili – aggiunge -. Ad esempio portare le ispezioni dal 2,8 al 10% del totale il primo anno, poi al 20% cento, e via dicendo, castigando chi non segue la tabella di marcia". E favorire l’autodenuncia? "L’idea è che un’azienda possa uscire allo scoperto e non essere punita se assume l’illegale e lo mantiene per un congruo periodo di tempo. Ci si può ragionare. Ma è chiaro che non deve sembrare solo e soltanto un condono".