LAVORO NERO NEL TURISMO: PARTE LA CAMPAGNA SUI DIRITTI DELLA FILCAMS CGIL

05/08/2011

5 agosto 2011
Lavoro nero nel turismo: parte la campagna sui diritti della Filcams Cgil

Quasi un milione di lavoratori, che in alcune stagioni diventano un milione e mezzo; oltre il 35% lavora in nero e il 15 % è costituito da lavoratori immigrati. Nel settore del Turismo è molto alta la presenza di lavoro sommerso soprattutto a causa della forte stagionalità che caratterizza lo caratterizza.
Un quadro per niente incoraggiante: “La maggior parte delle imprese” spiega Lucia Anile della Filcams Cgil “mira il più possibile a ridurre il costo del lavoro, accentuando così le dinamiche del sommerso, che alimentano il precariato.”
Il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare risulta sensibilmente aumentato nell’ultimo periodo a causa della crisi economica. Soprattutto sono aumentate tutte quelle forme di lavoro grigio, cioè quel lavoro parzialmente regolato che nasconde diverse forme di lavoro sommerso e irregolare. Contratti atipici, contratti registrati come part-time, ma con reale orario di lavoro full-time pagato fuori busta; contratti a chiamata svolti con regolarità, utilizzo in nero di lavoratori in cassa integrazione o in mobilità.
I bassi salari e le pratiche irregolari contribuiscono, tra l’altro, negativamente a mantenere bassa la qualità del settore, mantenendo in vita aziende che in un sistema produttivo innovativo e dinamico potrebbero essere emarginate. In questo contesto infatti, risparmiando sui costi del personale, alcune imprese, nonostante la loro inefficienza, riescono a rimanere all’interno del mercato.
I contratti irregolari e la scarsa tutela dei diritti si ripercuotono, inoltre sull’occupazione femminile, che rappresenta il 58% del settore.*
Camerieri, baristi, bagnini, il sommerso cresce e si alimenta grazie alla crisi.

È per queste ragioni che la Filcams-CGIL Nazionale ha deciso di affrontare e contrastare questi fenomeni, promuovendo una “Campagna sui diritti e contro il lavoro nero nel settore del Turismo” che in questi giorni sarà diffusa in tante località turistiche e balneari.

Il fenomeno del lavoro nero e sommerso interessa tanti territori italiani, dalla costiera romagnola a quella ligure, dalla Versilia a Portugruaro, cosi come Lucca e la costa pugliese.
A Venezia, negli ultimi due anni, gli anni della crisi, il fenomeno del lavoro sommerso è aumentato, soprattutto a causa della provenienza di tanti lavoratori dell’est europa, non interessati ad eventuali regolarizzazioni, ma solo ad ottenere un’occupazione per la stagione estiva.
In Toscana, per la precisione nel territorio di Lucca, la battaglia da intraprendere è contro tutte quelle forme di lavoro irregolare mascherato, zone d’ombra e situazioni ai limiti della legalità, contro tutte quelle aziende che tentano di eludere i controlli ed evadere le tasse.
Nella zona di Messina, in Sicilia, il fenomeno del lavoro nero riguarda solamente i pubblici esercizi, ristoranti, bar, dove sono presenti anche molti lavoratori immigrati. Nelle 180 strutture alberghiere della zona (solo 4 aperte tutto l’anno) il lavoro è pressoché regolarizzato.

“È un impegno necessario” prosegue Anile “tanto più in situazione di crisi come quella che stiamo attraversando, dove i lavoratori sono sempre più deboli e di conseguenza più ricattabili, costretti ad accettare forme di lavoro irregolare pur di mantenere il posto di lavoro.”

È necessaria una nuova evoluzione del mercato del lavoro nel Settore che chiami in causa anche l’intervento dello Stato, e che guardi ad una competizione basata sulla qualità superando la logica del mero contenimento dei costi.
Questa campagna di informazione è solo una delle tante iniziative che la Filcams Cgil metterà in campo a livello nazionale e locale, per stare accanto ai lavoratori precari del settore e per sensibilizzare l’opinione pubblica.

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