Lavoro minorile, scontro Maroni-Cgil

16/04/2004

16 Aprile 2004


    Lavoro minorile, scontro Maroni-Cgil
    Il ministro: dati falsati per scopi politici.
    Epifani: il governo non fa nulla

    Giacomo Galeazzi
    ROMA
    Guerra di cifre sul lavoro minorile: botta e risposta fra governo e sindacati. «C’è da vergognarsi: i dati della Cgil sullo sfruttamento di 400mila minori in Italia non sono neanche sovrastimati, ma falsi e inventati in quanto si conteggiano pure i ragazzi che, finita la scuola, danno una mano nelle aziende familiari- afferma il ministro del Welfare Roberto Maroni- per scopi politici è stato strumentalizzato in maniera odiosa un argomento molto delicato. Si usano statistiche di quattro anni fa per gettare la croce addosso all’attuale governo, mentre dall’ultima ricerca Istat risultato occupati 141 mila ragazzi, che, nella stragrande maggioranza dei casi, fanno un lavoretto per comprarsi un motorino o un cellulare». Una polemica al calor bianco, quindi, fra l’esecutivo e la principale organizzazione sindacale. «Capisco che siamo in campagna elettorale, però la contrapposizione per le europee dovrebbero riguardare i partiti, non i sindacati- sostiene Maroni- la Cgil, che in passato ha fatto anche grandi battaglie, stavolta è scivolata su una buccia di banana». Immediata la replica di Guglielmo Epifani. «Non si può ridurre la portata sociale del lavoro minorile ad una polemica astratta- ribatte il leader della Cgil- più che polemizzare con noi, Maroni pensi a cosa fare per ridurre la piaga, urge una politica di contrasto e di riduzione del fenomeno al posto di meri palliativi». Secondo Alessandro Genovesi, responsabile lavoro minorile della Cgil, il governo e la maggioranza nascondono la testa sotto la sabbia come gli struzzi e «leggono male» le ricerche dell’Istat. «L’allarme dello sfruttamento minorile non può essere ridimensionato- precisa Genovesi- fino a poco fa il ministero del Welfare parlava di 30-40 mila minori sfruttati, adesso ne indica 144 mila omettendo però di dire che questa cifra non comprende gli immigrati e i rom». Ma indipendentemente dal numero, per le parti sociali, ciò che manca è una politica di contrasto al fenomeno: «Il protocollo firmato nel 1998 da Cgil, Cisl e Uil è rimasto finora lettera morta. Intanto il governo dà la colpa a noi, che tutti i giorni combattiamo il lavoro nero rimettendo mano alla legge Moratti, alla Bossi-Fini, alle politiche di tagli al Welfare e a strumenti come il reddito di inserimento». L’esecutivo ribatte citando iniziative anti-sfruttamento realizzate come il rafforzamento delle attività ispettive. Per i sindacati, però, occorre innalzare subito l’obbligo scolastico, far sì che i contratti di lavoro fino ai 18 anni abbiano carattere formativo e istituire un osservatorio permanente sul lavoro minorile.
    Nella conferenza stampa di ieri il ministro Maroni ha affrontato altri temi caldi del dibattito politico. «Sono contrario e dunque non ci sarà lo stralcio della parte sugli incentivi dalla delega previdenziale- spiega Maroni- scommetto sull’approvazione entro luglio del testo finale della riforma. Dopo il Senato, arriverà alla Camera, per un rapido esame, un provvedimento non blindato, ma condiviso». Riguardo, poi, al conferimento delle deleghe in materia economica a Gianfranco Fini, Maroni confida nella saggezza del premier: «Non serve un passaggio formale in Consiglio dei ministri, bensì un confronto tra le forze politiche». Inoltre il ministro del Welfare propone dal 2005 di estendere al primo figlio il bonus di 1000 euro attualmente previsto dal secondogenito in poi. L’agevolazione ora in vigore per il secondo figlio terminerà, infatti, il 31 dicembre del 2004. «È un provvedimento che ha prodotto effetti positivi anche in Francia – puntualizza Maroni – adesso si tratta di raddoppiare: è una spesa ben fatta». Sulla proposta avanzata dal ministro per le Politiche agricole, Gianni Alemanno, di cancellare la verifica prevista per il prossimo anno, Maroni precisa di fare riferimento alle discussioni in commissione lavoro del Senato della scorsa settimana: «Prima di formulare ipotesi su cose discusse e votate, bisognerebbe leggere gli atti. Ci sarebbero meno problemi di comunicazione tra di noi».