Lavoro: Mercato e carciofi

12/04/2002



 
   
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LAVORO
Mercato e carciofi

P. A.


Non si riesce a far passare la delega con l’articolo 18? Allora cerchiamo altre strade e altri trucchi. E’ quella che i sindacati chiamano la politica del carciofo. I provvedimenti che avrebbero dovuto essere frutto del dialogo sociale e che invece non piacciono ai sindacati e a milioni di italiani, si cerca di scomporli e di tradurli in nuove leggi pezzo a pezzo. Con la riforma del collocamento (che è contenuta in parte anche nella delega ancora in discussione al senato) il governo Berlusconi cerca quindi di mettere a segno un colpo. In attesa di far passare le misure che premono di più alla Confindustria (l’articolo 18, la limitazione dei diritti sindacali, il superamento dei contratti nazionali, ecc.) si cerca di colmare degli evidenti vuoti nel mercato del lavoro, lasciato pressocché alla deriva.

I risultati servono dato che la famosa emersione dal sommerso inventata dal ministro Tremonti, tanto per fare un esempio noto, è per ora un vero e proprio flop. Pensate che su una previsione di emersione di almeno 900.000 lavoratori al nero ne sono emersi finora 400. Sì, avete capito bene, 400, non 400 mila. La bistrattata operazione di Tiziano Treu nello stesso campo svivoloso, quello del lavoro nero, fece emergere al tempo circa 150 mila lavoratori.

I ministri sono quindi ora alla invenzione continua dei mezzi diversi per arrivare al fine che interessa la coalizione di palazzo Chigi (e di viale Astronomia): la totale liberalizzazione del mercato, il superamento delle norme del diritto che per definizione dovrebbe garantire soprattutto i più deboli, il tentativo di lasciare mano libera alle aziende perché così finalmente aumenterà l’occupazione.

La riforma di ieri era stata pensata e scritta anche dagli uomini del centro sinistra. Il testo varato a palazzo Chigi e che sarà ora sottoposto alle camere è infatti quasi identito a quello che giaceva nei cassetti parlamentari da parecchi mesi e che proprio il governo di cui Salvi era ministro del lavoro non fece in tempo a portare in porto. Con l’avvento del governo iperliberista i problemi del collocamento pubblico sono stati messi in cantita. Poi il ministro Maroni ha improvvisamente rispolverato la questione per almeno tre buoni motivi, più uno: siamo alla vigilia dello sciopero generale, serve per alleggerire la delega con l’articolo 18 sperando di farla diventare più veloce, serve a preparare il terreno per la totale privatizzazione dell’intermediazione di manodopera. Quarto punto le elezioni di maggio. Servono fatti concreti per cominciare a saldare una parte delle cambiali che come è noto non si pagano con i carciofi.