“Lavoro” Meno tasse sulle donne? Rischio costi

28/03/2007
    mercoledì 28 marzo 2007

    Pagina 21 - Job24

      Occupazione. Fa discutere la proposta di Alesina e Ichino sul Sole-24 Ore

      Meno tasse sulle donne?
      Primi sì, ma rischio costi

      di Rita Fatiguso

        Tasse più leggere sulle retribuzioni femminili, ma a parità di gettito. Non è la quadratura del cerchio rendere più vicina l’Agenda di Lisbona sul fronte dell’occupazione delle donne, ma la«provocazione » lanciata ieri sul Sole 24 Ore da Alberto Alesina e Andrea Ichino è di quelle destinate a fare rumore.

        Un fisco a misura di genere maschile/femminile, questa la risposta dei due economisti all’invito del Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, che aveva parlato di «risorsa femminile da recuperare». Mentre il ministro per le Pari opportunità,Barbara Pollastrini, promette di«portare ai tavoli concertativi la proposta di un piano d’urto per il lavoro alle donne», fioccano i commenti alla proposta Alesina-Ichino.

        «L’idea è stimolante, seria, molto ben argomentata — sostiene Tito Boeri, professore all’Università Bocconi — ma solleva anche qualche dubbio. Mi sembra più utile concentrarsi sulle politiche di compensazione per le donne che hanno figli, perché da noi averne altri oltre al primo è senz’altro molto costoso».

        E aggiunge: «Il nostro sistema fiscale è già caratterizzato da una tassazione individuale. Nonostante ciò, le donne fanno resistenza a entrare nel mercato. Un terzo aspetto sta nel fatto che al di sopra di un certo livello di reddito l’offerta da parte delle donne potrebbe addirittura diminuire,con un singolare effetto boomerang. Per finire, la domanda più ovvia: chi finanzia tutto ciò?».

        «La proposta di Alesina e Ichino rientra nell’area dei sussidi all’occupazione per le frange deboli, sussidi che posso essere dati al lavoratore o all’impresa o a tutti e due — esordisce Carlo dell’Aringa, economista, professore all’università Cattolica — In tal caso lo scopo è quello di aiutare domanda e offerta a incontrarsi in una situazione in cui spesso la produttività è inferiore alla retribuzione richiesta dal lavoratore».

        «In definitiva, siamo in piena area di politiche attive del lavoro, non molto lontani da misure adottate in Finanziaria, come il cuneo fiscale contemplato che ha tolto un po’ al datore e un po’ al lavoratore — precisa dell’Aringa — Ma se il presupposto della decisione è far fronte a una discriminazione, il grande errore nasce dal fatto di sostenere un’intera categoria composta da persone anche molto diverse tra di loro. Questi incentivi devono essere per definizione mirati e in ciò sta la maggiore difficoltà».

        «Sul fronte maschile molti uomini mantengono famiglie numerose con bassi redditi. Che fai,in questi casi?Togli ancora? Si tratta di realtà in cui spesso si fatica ad arrivare a fine mese — conclude dell’Aringa — Diamo quelli che in Gran Bretagna e Stati Uniti chiamano work benefits però non in maniera indiscriminata».

        Mariella Enoc, imprenditore del sociale, presidente dell’Associazione industriali di Novara,parla di«un’iniziativa intelligente, perché fa pensare e discutere». «Io però devo dire — sottolinea — che bisogna aiutare le donne a mantenere la loro produttività, e quindi allargherei la questione non solo alle donne con figli, ma anche a quelle che devono aiutare le persone anziane. Bisogna investire di più in reti di protezione sociale, proprio quelle che oggi mancano».

        Single, un lavoro che le piace, Mariella Enoc si considera una donna fortunata. «Proprio per questo mi rendo conto di essere un’eccezione — dice— ma da imprenditrice dico che le aziende che creano asili nido aziendali si fanno un regalo, riducendo i motivi di lontananza dal lavoro, anche solo psicologica, delle dipendenti con figli piccoli». «Anche io, però, devo ammetterlo, devo tenere a bada il meccanismo di costi e ricavi che scatta davanti a una potenziale assunzione femminile — ammette — Ho appena coordinato un colloquio di selezione con un’aspirante radiologa trentacinquenne che ha subito premesso di non voler avere figli».

        Giovanna Rossi, sociologa della famiglia, docente all’università Cattolica, sottolinea: «Partiamo da una situazione impari anche dal punto di vista delle retribuzioni,a parità di lavoro e competenze. Nell’insieme la proposta non mi sembra diversa da tutte quelle che vogliono dare vantaggi di carattere fiscale anche alle aziende, ma bisogna valutarne l’impatto concreto».

        «Non è certo abbassando i costi che si può pensare di incentivare l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro — osserva Michele Tiraboschi, docente all’università di Modena — Le prove ci sono, quella delle donne è una priorità, l’idea dei due economisti è ragionevole, ma sono davvero perplesso: basta guardare ai fallimenti, anche recenti, dei casi in cui si è cercato di usare la leva degli incentivi. Purtroppo anche le offerte della legge Biagi, i contratti di inserimento in aree svantaggiate del Paese, o quelli per il part time fissati già dal ministro Cesare Salvi, nel 1999. I costi,da soli,non bastano a motivare le scelte. Per non parlare del fatto che, forse, a livello europeo si profilerebbe un problema di aiuti di stato».

        Ribatte Patrizia Toja, europarlamentare, componente delle Commissioni industria e occupazione: «Ho ben presente le direttive che si occupano di parità, sono almeno tre. Voglio però dire che fiscalmente, Iva a parte, quella degli incentivi all’occupazione è materia di stretta competenza dei singoli Stati».