Lavoro, Maroni riprende il dialogo

08/01/2002
La Stampa web










(Del 8/1/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
DOMANI LE PARTI SOCIALI AL MINISTERO. ATTESO ANCHE L´INCONTRO COL PRESIDENTE CIAMPI
Lavoro, Maroni riprende il dialogo
Linea dura del sindacato, ma il governo non è preoccupato

ROMA Finita la pausa natalizia, riprendono le grandi manovre sul fronte sociale. I leader di Cgil-Cisl-Uil hanno chiesto un incontro urgente al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per illustrargli le loro preoccupazioni per lo stato della concertazione, ma non hanno ancora ricevuto una risposta dal Quirinale. Vero è che Ciampi, appena rientrato sabato dalle vacanze in Campania, ha avuto giorni difficili e impegnati, con le dimissioni del ministro degli Esteri. Oggi o domani si dovrebbe sapere se la richiesta dei sindacati, contenuta in una lettera spedita il 28 dicembre, avrà risposta positiva. Nel frattempo, le confederazioni continuano a battere il loro tamburo di guerra, apparentemente senza allarmare più di tanto l´Esecutivo. In due recenti interviste, Sergio Cofferati e Savino Pezzotta hanno ribadito intenzioni bellicose: l´obiettivo è quello di far stralciare dalla delega sul lavoro le norme sui licenziamenti e l’arbitrato, cancellare la decontribuzione per i nuovi assunti dalla delega sulle pensioni, sbloccare risorse per i contratti del pubblico impiego consentendo il recupero dell´inflazione. «Azioni di buon senso – ha detto Cofferati – con cui Berlusconi può riaprire il dialogo sociale. In caso contrario, sappia che il conflitto con il sindacato sarà durissimo e definitivo». Come detto, il governo – anche in altre faccende affaccendato – non pare particolarmente preoccupato di un´eventuale escalation del conflitto: la convinzione è che le confederazioni non siano tutto sommato così pericolose o in grado di rinfocolare lo scontro dopo gli scioperi articolati già programmati. E così, già da giovedì il ministro del Welfare Roberto Maroni ha convocato le parti sociali per discutere dei contenuti di alcuni aspetti della delega sulla flessibilità. In particolare, le nuove regole sul collocamento, sull´orario di lavoro (riposi, straordinari e notturno), sui Comitati aziendali europei e sul recepimento della direttiva Ue sulla sicurezza dei lavoratori contro i rischi di agenti chimici durante il lavoro. Tutte materie su cui non si prevede battaglia; a breve arriverà la convocazione su altri temi della delega delle pensioni, come la riforma degli ammortizzatori sociali. Un trasparente tentativo di disinnescare lo scontro partendo dalle questioni meno spinose. Domani, invece, il ministro della Funzione Pubblica Franco Frattini incontrerà i sindacalisti del pubblico impiego, che hanno proclamato per il 15 febbraio uno sciopero generale e una manifestazione nazionale a Roma, per cui sono attese 500.000 persone. E in Parlamento partenza molto lenta anche per i collegati-delega su lavoro, pensioni e fisco. Nei prossimi giorni inizieranno le audizioni delle parti sociali, anche se le proposte di «mediazione» del relatore al provvedimento sul lavoro (Oreste Tofani, An) non sono state considerate interessanti dai sindacati. E ieri i leader di Cgil-Cisl-Uil hanno incontrato la segreteria dei Ds. Un incontro richiesto da Piero Fassino, che comunque ha visto una certa convergenza di posizioni sulle deleghe legislative del governo. Per Sergio Cofferati, «esistono convergenze di opinione e valutazione con i Ds. Questo è utile, ma credo sia fondamentale che ognuno faccia il suo mestiere e che quindi la rappresentanza politica e quella sociale svolgano le loro funzioni in piena autonomia». Savino Pezzotta, numero uno Cisl, ha ribadito che sindacato e partiti «hanno ruoli e funzioni diverse: noi non siamo un sindacato schierato con nessuna forza politica. Se venisse schiacciato sull´opposizione politica, per il sindacato sarebbe la fine». Stessa cautela per possibili «complicazioni» politiche da Luigi Angeletti, che vorrebbe un incontro simile con Forza Italia. Il segretario dei Ds Fassino, al termine, ha detto che la Quercia e il centrosinistra passeranno «a una fase più forte e incisiva di opposizione in Parlamento e nel paese». Intanto è polemica sulla crisi che sta travolgendo la Commissione sulla Povertà presso il ministero del Welfare. Nel corso della trasmissione «Diario Parlamentare» di «Gr Parlamento», la presidente della Commissione Chiara Saraceno ha ribadito la sua decisione di dimettersi: «ci sono stati negati i mezzi per lavorare – ha detto – nonostante questo abbiamo da tempo concluso e consegnato al ministro il Rapporto sulla Povertà. Che però non è stato finora reso pubblico». Le dimissioni di Saraceno, ha replicato il sottosegretario al Lavoro Maria Grazia Sestini (Fi) «non sono state ancora esaminate», anche se non c´è dubbio che il ministero sta valutando la posizione di Saraceno, nominata da un governo di centrosinistra. Non è infine da escludere, ha detto Sestini, che nel quadro del riassetto di enti e commissioni contenuto nella Finanziaria la Commissione possa essere eliminata o riaccorpata.
Roberto Giovannini