Lavoro, Maroni ha una proposta «Ma l´articolo 18 non si stralcia»

15/05/2002


La Stampa web





(Del 15/5/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
DOMANI INCONTRO CON BERLUSCONI. IL MINISTRO POTREBBE ESTENDERE LA RETE DEGLI AMMORTIZZATORI
Lavoro, Maroni ha una proposta «Ma l´articolo 18 non si stralcia»

ROMA
«Stiamo studiando delle proposte». Roberto Maroni, di ritorno dagli Usa, annuncia per domani un incontro con Silvio Berlusconi, cui il ministro del Welfare sottoporrà una serie di nuove idee sul confronto con i sindacati. Idee che – se riceveranno il via libera del premier – verranno successivamente illustrate ai leader di Cgil-Cisl-Uil. «Ovviamente – precisa Maroni – queste proposte non prevedono né l’azzeramento della delega, della serie "abbiamo scherzato", né lo stralcio dell’articolo 18. Questi sono i due punti di partenza». Va da sé che su queste basi l´incontro con i sindacati si annuncia in partenza come molto movimentato: a meno che l´Esecutivo riesca a tirare fuori qualche sorpresa (sulle partite della delega fiscale o sugli ammortizzatori sociali) anche per Cisl e Uil sarà problematico avviare un negoziato di merito sul mercato del lavoro e i licenziamenti. Già scontato in partenza, invece, il «no» della Cgil: senza stralcio, Sergio Cofferati saluterà garbatamente e si alzerà dal tavolo. Roberto Maroni, però, non ha nessuna intenzione di accettare quelli che definisce «diktat» sull´articolo 18. Presentando la Giornata internazionale per la Famiglia (che si celebra oggi), il ministro spiega di aver chiesto «di riferire al premier sullo stato dell’arte delle deleghe che mi competono, sugli enti previdenziali e sulle nomine che intendo fare. Poi – aggiunge – voglio ascoltare le sue indicazioni e opinioni non sulla ripresa del dialogo, perché non si è mai interrotto, ma sulla richiesta di incontro da parte del sindacato. Abbiamo discusso tre mesi, poi abbiamo presentato la delega. Ora se la richiesta è far finta che abbiamo scherzato, la risposta è no». Insomma, «intanto la delega va avanti», si discuta di possibili soluzioni sull’articolo 18, ma lo stralcio «mai». E l´incontro si farà, ma senza fretta: sicuramente dopo le amministrative, fa capire Maroni. E a proposito di famiglia, il ministro annuncia nel Dpef e nella prossima Finanziaria interventi di sostegno alle giovani coppie (ad esempio, per l´acquisto di una nuova casa): ma visto che «i fondi sono pochi, bisogna darsi delle priorità». E dunque, gli aiuti andranno solo alle unioni sancite dal matrimonio, seguendo lo schema adottato dalla Lombardia. Nulla, invece, per le famiglie di fatto. Polemiche in arrivo, ma Maroni ricorda che la Costituzione «non può essere inviolabile quando di parla di Italia una e indivisibile e considerata poi un opinione quando si affrontano altri temi». E che anche se nella stessa maggioranza molti la pensano diversamente – a partire dal ministro per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo – «le politiche della famiglia le definisce il mio ministero». Intanto, continuano a diffondersi ipotesi – stavolta provenienti dal ministero del Welfare, ma «ispirate» alle idee di Alleanza nazionale – sulla possibile estensione della rete di ammortizzatori sociali. L´idea è quella di concedere una indennità di disoccupazione anche ai lavoratori che oggi sono privi di qualsiasi tutela, ma con un assegno commisurato agli anni di lavoro alle spalle e ai contributi versati: ogni anno lavorato darebbe diritto a un mese di indennizzo per un importo pari al 60% dell´ultimo salario percepito, poi gradualmente azzerato. Si pensa a un contributo addizionale per le imprese che accendono rapporti di lavoro «a termine» o parasubordinato, per finanziare azioni più incisive a favore del reinserimento nel mercato del lavoro. Infine, oltre a un taglio della disoccupazione «agricola», si pensa a una riduzione dell’aliquota contributiva a carico delle imprese per il finanziamento della Cassa integrazione ordinaria. La Cig, tuttavia, diminuirebbe di importo e di durata. Certo è che i sindacati accolgono negativamente le parole di Maroni. Cgil-Cisl-Uil attendono ancora una convocazione per questa settimana, bocciano il «controdiktat» sull´art.18 e interpretano le dichiarazioni del ministro come segnali rivolti ai suoi colleghi di governo. Così la pensa il numero due Uil Adriano Musi: «Mi sembrano annunci dettati più dalla necessità di chiarire rapporti interni al governo che un messaggio inviato alle parti sociali. Mi sembra un annuncio indirizzato più a Tremonti, Alemanno e Marzano e a quanti si sono esercitati sulla sua competenza che a noi». Per Giuseppe Casadio, della Cgil, «se ci vogliono convocare lo facciano. Noi proporremo la nostra agenda di lavoro e se il tavolo non prevederà lo stralcio della modifica dell’articolo 18 vorrà dire che ci alzeremo e ce ne andremo». «Bene – commenta il leader cislino Savino Pezzotta – dopo aver predicato per mesi che non ci sono pregiudiziali, vedo ora che qualcuno mette delle pregiudiziali. È chiaro che, se i tempi si allungano – avverte – noi decideremo cosa fare. Non staremo in attesa di un evento qualsiasi».

Roberto Giovannini