Lavoro, Maroni cerca il dialogo “Compromesso sull’articolo 18″

24/10/2001



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Lavoro, Maroni cerca il dialogo
"Compromesso sull’articolo 18"

Il ministro spinge per introdurre l’arbitrato volontario
LA RIFORMA

VITTORIA SIVO


ROMA – Prove generali di dialogo fra governo, Confindustria e sindacati su mercato del lavoro e pensioni. Nonostante la vistosa assenza dell’interlocutore più ostico, vale a dire di Sergio Cofferati leader della Cgil, il faccia a faccia di ieri sera fra il ministro del Welfare Roberto Maroni, il presidente di Confindustria Antonio D’Amato e i segretari generali di Cisl e Uil Savino Pezzotta e Luigi Angeletti promette dalla prossima settimana ( domani iniziano le riunioni tecniche) una trattativa tutta in salita.
L’aumento delle pensioni ad «un milione lordo al mese» per gli ultra sessantacinquenni poveri, assieme all’abolizione del divieto di cumulo pensioneretribuzione, è stato l’unico punto sul quale si sono trovati d’accordo i quattro ospiti di Bruno Vespa a «Porta a Porta» («anche se è troppo poco» secondo Angeletti), mentre sul fronte licenziamenti la proposta di Maroni – «è una ipotesi di mediazione quindi naturalmente non piacerà a nessuno» – è insufficiente per gli industriali perché lascia in piedi l’art.18 dello Statuto dei lavoratori, ma trova i sindacati radicalmente contrari per ragioni opposte. Così come sta scritto nel Libro Bianco, «si tratta – ha detto il ministro – di affidare le controversie di lavoro ad un arbitrato volontario con la possibilità di sanzionare il licenziamento illegittimo con un indennizzo al lavoratore, in alternativa al reintegro obbligatorio nel posto di lavoro». L’art.18 non si tocca, replicano Cisl e Uil secondo le quali in Italia licenziare è molto più facile che all’estero; ma al Sud, obietta D’Amato, i pretori del lavoro impongono il reintegro «senza nemmeno aprire l’incartamento» per ragioni di «emergenza sociale». Tra i risultati dei diversi sondaggi forniti in trasmissione da Renato Mannheimer, uno rivela che ben il 60% degli intervistati non crede che dare più possibilità di licenziare faciliti nuove assunzioni.
Sulle pensioni, Maroni conferma che la riforma Dini è incompleta, che dal 2010 l’incidenza della spesa previdenziale sul Pil è preoccupante e che le soluzioni sono da verificare con le parti sociali. «Non c’è alcuna emergenza previdenziale, non bisogna fare nessuna riforma, né alcun taglio» ha tagliato corto il leader della Uil; invece per il presidente della Confindustria occorre «fare una riforma una volta per tutte», anche per combattere l’emergenza del sommerso.