Lavoro lungo con sorpresa

09/02/2004

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
032, pag. 2 del 7/2/2004
di Filippo Caleri


Il risultato in un numero speciale della rivista Labour, presentato ieri a Roma.

Lavoro lungo con sorpresa

Prodi-Dini più efficace degli incentivi di Maroni

Gli incentivi della legge Prodi-Dini sulle pensioni sono più efficaci di quelli previsti da Maroni nel convincere gli italiani in età pensionabile a restare al lavoro. Con la riforma del 1995, gli occupati aggiuntivi, nel 2010, sarebbero oltre 152 mila unità (+10,5%), mentre il numero di quelli che resterebbero al lavoro con le nuove disposizioni del governo Berlusconi si fermerebbe a quota 18 mila (+1,2%). È quanto rileva uno studio curato da Franco Peracchi e pubblicato sul numero speciale della rivista Labour, dedicato ai problemi della previdenza, presentato ieri a Roma.

La modifica alla normativa previdenziale messa a punto da Lamberto Dini e da Romano Prodi avrebbe, così, più successo nel garantire l’avvicinamento dell’Italia agli obiettivi europei in tema di tasso di occupazione, fissati a Lisbona (tasso di occupati al 70% entro il 2010). Anche se il traguardo non sarebbe pienamente centrato, infatti, la sua applicazione fornirebbe un aumento di cinque punti percentuali nel tasso di impiego maschile (che arriverebbe nel 2010 al 45%) e darebbe un forte impulso anche all’indice che registra l’occupazione femminile (vicina al 25%). Un universo, quelle delle lavoratrici, su cui l’effetto sulle decisioni di rinviare l’uscita dal lavoro della legge Dini è ancora più forte. Secondo il modello previsionale presentato nella Labour review, l’occupazione aggiuntiva femminile nel 2010 potrebbe essere pari a 106 mila unità (+13,3%) contro le sole 37 mila della riforma Berlusconi (+4,6%).

Da segnalare però che rispetto al regime in vigore al 1992, e cioè quello precedente alla riforma Amato, tutti i successivi provvedimenti che hanno modificato le regole previdenziali hanno prodotto sempre una riduzione del tasso di ritiro dal lavoro e un incremento della percentuale di occupati nella fascia di età compresa tra i 50 e i 60 anni. ´Ma questo effetto è particolarmente forte sotto il regime Dini-Prodi e quello cosiddetto attuarializzato (che prevede penalizzazioni per i prepensionamenti e incentivi per il posticipo)’, afferma il dossier curato da Peracchi. In particolare, sia per le donne sia per gli uomini, l’età mediana di pensionamento aumenta di due anni con la riforma Dini e di tre anni con il regime attuarializzato.

A rendere faticoso il lavoro al ragioniere generale dello stato, Vittorio Grilli, anche lui alla presentazione della rivista, non è solo, però, la tenuta dei conti pubblici per garantire il pagamento delle pensioni. Le risorse rischiano di essere poche anche per fornire in futuro adeguati servizi sanitari. ´Il costo attuale della previdenza è pari al 14,5% del pil. Senza correzioni si arriverà nel 2033 al 16%, un punto e mezzo in più. Ma se a questo si aggiunge anche la crescente spesa sanitaria, allora il peso della spesa aggiuntiva sulla ricchezza sale al 3,5%’, ha spiegato Grilli. Il monito è semplice. Non è sufficiente considerare le correzioni del sistema previdenziale da sole, ma occorre integrarle con quelle per assicurare la sostenibilità della sanità pubblica.

Intanto i sindacati spingono per rinviare al 2005 la riforma che il governo Berlusconi vuole approvare, invece, in tempi brevi. ´Converrebbe a tutti il rinvio al 2005, come previsto dalla legge, della verifica previdenziale’, ha detto ieri Guglielmo Epifani, segretario della Cgil. E dello stesso avviso è stato il segretario confederale Cisl, Raffaele Bonanni: ´Tanto vale rinviare tutto al prossimo anno, quando le idee e le posizioni saranno più chiare’. (riproduzione riservata)