Lavoro, lo scatto della Campania

14/01/2003


Martedí 14 Gennaio 2003

ITALIA-LAVORO


Lavoro, lo scatto della Campania

Con 60mila nuovi posti è la regione che ha creato più occupazione nel 2002 seguita da Lombardia e Lazio


MILANO – Gli ultimi dati sul mercato del lavoro dell’Istat hanno confermato l’andamento divergente tra l’impiego nella grande impresa e il più generale trend dell’occupazione, dipendente e indipendente: a ottobre è continuata la caduta libera degli addetti nelle aziende di maggiori dimensioni, mentre il dato complessivo sugli occupati è stato uno dei pochi indicatori economici positivi dell’economia italiana. Da una radiografia del mercato si scopre che la Campania è la regione che ha creato il maggior numero di posti (60mila addetti in più tra l’ottobre dell’anno scorso e lo stesso mese del 2001) battendo Lazio e Lombardia ("ferme" a +46mila) che avevano dominato le classifiche dei precedenti trimestri. Il dinamismo della Campania non deve sorprendere perché anche nelle precedenti rilevazioni aveva dimostrato una forte vivacità: l’indagine Istat di ottobre ha "contato" 43mila nuovi posti nei servizi e 19mila nell’industria, mentre il calo nell’agricoltura è stato soltanto di 2mila unità. L’exploit è confermato dall’Osservatorio dell’Inail (analizza le assunzioni – anche di un giorno solo – segnate dai datori di lavoro ai fini dell’assicurazione sugli infortuni) che nel 2002 ha indicato 50mila posti in più in Campania: in base a questo criterio statistico solo Lombardia e Lazio hanno fatto meglio. Larga parte del Mezzogiorno ha confermato segnali di crescita pur con qualche rallentamento. Sia l’industria sia i servizi a ottobre hanno ancora messo a segno un incremento di occupati: la performance più vistosa nel terziario è quella della Calabria (+15mila unità) che però continua a perdere addetti nell’industria. Unica regione del Mezzogiorno con un saldo negativo è la Sardegna (-4mila addetti). Meno ottimistiche, invece, sono le previsioni per il 2003 in quanto – secondo la Svimez – si assisterà a una frenata della dinamica occupazionale: l’incremento di posti al Sud non andrà oltre lo 0,7% mentre al Centro-Nord sarà dell’1,1% e rallenterà anche la crescita del Pil rispetto al resto del Paese. Secondo l’analisi Svimez «una quota significativa della crescita soprattutto nelle regioni meridionali sarebbe da attribuire a fenomeni di regolarizzazione del sommerso». In un mercato del lavoro – come quello italiano – pieno di squilibri e contraddizioni, i risultati positivi del Sud convivono con un primato negativo sul versante del tasso di disoccupazione che continua a essere anche 10 volte superiore a quello di alcune aree del Nord: gli estremi si registrano, infatti, in Calabria (23% di senza lavoro) e nella Provincia di Bolzano (solo il 2,2%). In tutte le regioni del Mezzogiorno la disoccupazione è in progressiva discesa ma le distanze con il Centro-Nord non si riducono e in Campania – pur con i miglioramenti occupazionali – la quota dei senza lavoro sfonda il 20% (un anno prima era al 22,6%). E i tassi di disoccupazione giovanile (59,9% in Campania, 58,5% in Calabria) – sottolinea ancora la Svimez sulla base di analisi 2001 dell’Eurostat – sono superiori a quelli dei territori d’Oltremare della Francia. L’andamento del mercato a livello regionale ha evidenziato caratteristiche diverse. Al Nord, e in misura più limitata al Centro, è ripresa la crescita dell’industria (in particolare in Lombardia con 49mila nuovi addetti e nel Veneto), mentre c’è stata una battuta d’arresto del servizi con segni negativi in diverse aree (dalla Liguria al Trentino-Alto Adige): tra le poche eccezioni Piemonte (+17mila addetti nel terziario in un anno) e Toscana che, però, ha perduto lavoratori nell’industria.
GUIDO PALMIERI