Lavoro, l´Italia evita il tracollo solo con la Cig

08/07/2010

ROMA – Non ci sono morti né città da ricostruire, ma la crisi economica ha spazzato via posti di lavoro come fosse passata una guerra, in tutto 17 milioni nei paesi industrializzati. E se l´Italia ne è uscita meglio di altri è solo perché la cassa integrazione ha limitato i danni. È un bollettino di perdite il rapporto annuale dell´Ocse presentato ieri a Parigi: il tasso medio di disoccupazione nei 31 paesi monitorati è arrivato al limite minimo dal dopoguerra, l´8,6% (con l´Italia all´8,7). Un vantaggio, quello italiano, che rischia però di rivelarsi effimero: senza il ricorso agli ammortizzatori sociali, le cui domande tra l´altro continuano a salire, la disoccupazione a maggio 2010 sarebbe salita al 12%.
Lo dice l´Ocse e lo ricorda la Cgil, che chiede da tempo al governo un prolungamento del sostegno al reddito. Anche perché la crescita, avverte Eurostat, è sempre bassa: nei primi 3 mesi dell´anno il Pil (la ricchezza prodotta) è salito dello 0,4%, meglio che negli ultimi tre mesi del 2009, quando dominava il segno meno e meglio di Francia e Germania. Ma pur sempre di 0 e virgole parliamo. E intanto aumentano i deficit pubblici, Italia compresa. Ed è proprio questa, ha commentato il segretario generale dell´Ocse, Angel Gurria, «la vera sfida» che attende i governi: «Tagliare deficit e disoccupazione allo stesso tempo».
Un mix che per ora la manovra economica che il governo italiano s´appresta a varare non affronta, hanno commentato sia la Cgil che il Pd, con Stefano Fassina, preoccupati non solo dei dati sulla disoccupazione, ma su quanto emerge scendendo nei dettagli. Uno per tutti, che preoccupa un po´ tutto il fronte sindacale, il livello di senza lavoro tra i giovani. La fotografia dell´Ocse fa paura: un giovane su quattro (25,4%) è disoccupato, e quasi uno su due (44,4%) è precario. L´aumento rispetto al 2007 è di ben 5 punti percentuali.
«La disoccupazione giovanile in Italia continua a crescere, e rischia di toccare presto il 30%, uno dei livelli più elevati tra i Paesi industrializzati – ha detto all´Ansa Stefano Scarpetta, vicedirettore del centro di ricerca Ocse, «ma ciò che preoccupa di più è l´aumento dei giovani che non sono né in formazione né al lavoro». Una generazione persa, che non cerca tra l´altro di «cambiare la sua situazione».
Un campanello d´allarme che in Italia suona da tempo e al quale se ne aggiunge un altro, ben noto, il basso livello dei salari. La media italiana è di 30.790 dollari l´anno, ben sotto quella Ocse (41.4035) e quella Usa (50.888). Peggio di noi ci sono solo Portogallo, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, che chiude la classifica. «Dati allarmanti se collegati a quelli sulla caduta dei consumi» commenta Foccillo, segretario confederale della Uil.
Soddisfatto dei dati sull´occupazione è invece il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che apprezza in particolare il riconoscimento della «funzione positiva» degli ammortizzatori sociali. Critica la Cgil. Dichiarare, come ha fatto il governo, ha detto Fulvio Fammoni, «che la cassa integrazione e i contratti di solidarietà sono strumenti validi è noto. Ma allora perché nella manovra non c´è nulla, neanche la prosecuzione della cassa in deroga per il 2011, anno che la stessa Ocse conferma sarà durissimo per l´occupazione?».