“Lavoro” L’emergenza nei call center

26/03/2007
    lunedì 26 marzo 2007

      Pagina 28 – Economia

        Allarme della Cgil: entro aprile andranno rispettate Finanziaria, circolare e avviso comune

          Torna l’emergenza nei call center
          aziende in ritardo sulla regolarizzazione

            Le norme prevedono, oltre al taglio del cuneo fiscale, la ricostruzione contributiva agevolata e l´impegno a non avviare ispezioni L´accusa del sindacato: "Le imprese interpre-tano a modo loro la circolare Damiano e, in alcuni casi, spostano i lavoratori"

            BARBARA ARDU

            ROMA – «Sono i furbetti dei call center». Quando è in vena di battute, Alessandro Genovesi, segretario nazionale della Slc-Cgil, definisce così i "padroni" dei Cipputi del XXI secolo. «Furbetti» perché nonostante una circolare del ministro del Lavoro, una norma della Finanziaria e un avviso comune firmato da sindacati e Confindustria per combattere la precarietà, gli imprenditori del settore fanno orecchie da mercante. Entro la fine di aprile possono e devono regolarizzare parte degli atipici. Il governo non si è sprecato in quanto a sconti: oltre al cuneo fiscale, garantisce la ricostruzione agevolata del passato previdenziale e assicura che non ci saranno visite degli ispettori una volta chiusa la partita. Unico passaggio obbligato è l´accordo con i sindacati. Ma gli imprenditori tentennano. Sono restii a far decidere agli ispettori chi va considerato autonomo e chi no. Stentano a dichiarare quanti realmente lavorano come inbound (quelli che ricevendo le telefonate secondo la circolare Damiano sono dipendenti e vanno assunti a tempo indeterminato). Queste le accuse della Cgil.

            Di fronte alle richieste sindacali, qualche azienda non ha risposto, qualche altra ha avviato tavoli di confronto «truccati», come li definisce Genovesi e solo poche imprese stanno chiudendo i conti col passato (Almaviva, Comdata, Telegate, Coine). Novemila lavoratori sono stati stabilizzati. Poi ci sono i "desaparecidos", quelli che non hanno risposto al sindacato (quasi tutti al Sud). Piccole aziende che stanno mettendo in atto pratiche di fuga. «Cambiano la sede – spiega Genovesi – spostano i computer, si nascondono». Ma sono i colossi a preoccupare la Cgil. Nomi come Omnia Network (quotata in Borsa), Call & Call, Abramo, Transcom, Teleperformance, 4You. «Ci sono 33 tavoli aperti, riferiti a gruppi che contano da 800 a 1000 lavoratori – spiega Genovesi – ma stiamo assistendo a furbizie e scorrettezze». Cosa accade? «Alcuni vogliono interpretare la circolare Damiano, là dove distingue tra inbound e outbound – chiarisce Genovesi – altri spostano i lavoratori, almeno sulla carta per dimostrare che sono quasi tutti autonomi. È il caso, per esempio, di Trascom e Call & Call». Un´altra pensata? «Chiedono di assumere con contratto di apprendistato o inserimento. L´ha chiesto il gruppo Abramo». C´è poi chi sfrutta la mobilità sul territorio: invece di un tavolo nazionale apre tavoli territoriali, più facili al Sud dove il ricatto del lavoro "paga". «Passato aprile – avverte Genovesi – chi sarà rimasto fuori non speri nella nostra indulgenza. Useremo tutti gli strumenti necessari, dai picchetti, alle cause di lavoro, all´invio degli ispettori». Perché il punto non è solo morale. «Queste aziende – spiega Genovesi – devono capire che non possono farsi concorrenza sul lavoro. Per accaparrarsi le commesse abbassano il prezzo, fanno dumping sulla pelle dei lavoratori».