Lavoro: le nuove regole del governo

15/03/2002



SOMMERSO
Lavoratori in nero, arriva il diritto all’equo indennizzo
I dipendenti delle grandi imprese?
Potranno ancora rivolgersi al giudice

Un lavoratore di un’azienda, che operava in nero e che ha deciso di uscire dal sommerso , è stato regolarizzato con un contratto a tempo indeterminato. Ma dopo l’azienda stessa decide di licenziarlo. Cosa può succedere dopo la riforma? Anche se il dipendente regolarizzato è stato licenziato senza che vi fossero i presupposti della giusta causa non può chiedere il reintegro nell’azienda. Il lavoratore può ottenere solo, come alternativa al reintegro, un equo indennizzo per il proprio licenziamento. La fase di sperimentazione dovrebbe durare quattro anni
      GRANDI AZIENDE
      I dipendenti delle grandi imprese?
      Potranno ancora rivolgersi al giudice

      Con le nuove regole cosa succede per i lavoratori dipendenti con regolare contratto a tempo indeterminato in una grande azienda del Nord o del Sud (che non rientrano però nel caso precedente) che vengono licenziati? Non cambia niente rispetto a prima. I lavoratori possono andare dal giudice appellandosi all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Se il licenziamento risulta senza giusta causa, il giudice può obbligare con una sentenza la stessa azienda a reintegrare i dipendenti. In alternativa, il lavoratore può chiedere un equo indennizzo per aver perso il posto di lavoro.

MEZZOGIORNO
Sud, nuove regole per i contratti «trasformati»
      Un dipendente di un’azienda situata nel Mezzogiorno e che aveva un contratto a tempo determinato ottiene un contratto a tempo indeterminato nella stessa azienda. Nei prossimi anni però, l’impresa del Sud decide di licenziare il proprio dipendente. Anche in questo caso il lavoratore, diversamente da quanto avveniva prima della modifica delle norme sul lavoro, anche se viene dimostrata l’assenza di una giusta causa, non può ottenere il reintegro nell’azienda con sentenza del giudice. Il dipendente dell’azienda può ricevere un risarcimento equo per la perdita del posto del lavoro. Secondo il nuovo testo della delega dopo due anni dall’entrata in vigore delle nuove norme sarà effettuata una verifica con imprese e delegati per valutare gli effetti sul mercato del lavoro.


DISCRIMINAZIONI
Neo-mamme licenziate Il paracadute si aprirà ancora
      Una donna in procinto di sposarsi viene licenziata senza una giusta causa. Cosa succederà dopo la riforma voluta dal governo? Si applica in ogni caso la possibilità del reintegro della donna nella stessa azienda perché nella delega sono stati espressamente vietati i licenziamenti in casi come questo, che potrebbero risultare discriminatori. Lo stesso vale nel caso di donne che dovessero venire licenziate in un periodo di maternità. Oppure per dipendenti sia donne sia uomini che dovessero essere licenziati mentre sono in malattia

      ESCLUSIONI
      Nulla cambia per le mini-società
      Restano le condizioni attuali

      Un dipendente di un’azienda che non supera la soglia dei 15 lavoratori viene licenziato senza giusta causa. Cosa succede? Anche dopo l’entrata in vigore della deroga il destino del lavoratore non cambia rispetto alle possibilità attuali. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori infatti tutela solo i dipendenti delle imprese che hanno più di 15 persone alle proprie dipendenze. Il lavoratore licenziato in queste condizioni, quindi, non può appellarsi al giudice chiedendo il diritto al reintegro nel proprio posto di lavoro


PICCOLE IMPRESE



Niente Statuto se assumendo si superano i 15 dipendenti
      Un nuovo assunto con contratto a tempo indeterminato permette a un’azienda di superare la soglia dei 15 dipendenti. Cosa succederà in caso di licenziamento senza giusta causa dopo l’entrata in vigore della delega? Quella dei 15 dipendenti è la soglia prevista attualmente dallo Statuto dei lavoratori per l’applicazione dell’articolo 18, cioè per l’obbligo del reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa. Ma, in seguito alla sospensione varata dal Consiglio dei ministri, in questo particolare caso il giudice non può obbligare l’azienda a riprendere il proprio dipendente, fatta salva la possibilità di ottenere l’equo risarcimento. Il testo approvato dal governo prevede che la fase di «sperimentazione» delle tre deroghe all’articolo 18 possa essere prorogata oltre i quattro anni previsti in «relazione agli effetti» ottenuti.