“Lavoro” La spallata del sindacato fa paura al Professore

11/12/2006
    domenica 10 dicembre 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    La spallata del sindacato
    fa paura al Professore

      FABIO MARTINI

      ROMA
      Le periodiche visite che Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, da qualche mese rende al suo vecchio amico Franco Marini non sfuggono agli occhi professionali dei commessi del Senato. Ma i due l’ultima chiacchierata se la sono fatta al telefono, subito dopo le contestazioni degli operai a Mirafiori. Marini, che della Cisl � stato segretario per 6 anni, ha voluto sapere da Bonanni come fossero veramente andate le cose alla Fiat, dove le proteste pi� forti hanno investito proprio il leader cislino. E Bonanni, tra le altre cose, ha confidato al presidente del Senato la sua intenzione di �non fare sconti al governo�. Si prepara dunque un inverno caldo da parte dei confederali? A palazzo Chigi – per quanto si tenda a non approfondire pi� di tanto i segnali premonitori e a fare un uso industriale dell’ottimismo della volont� – la vicenda di Mirafiori ha prodotto una qualche preoccupazione nel Presidente del Consiglio.

      Romano Prodi si � ben guardato dal commentare pubblicamente la vicenda, ma nelle chiacchierate informali con i suoi ha confidato il timore che �i sindacati confederali possano essere spinti a diventare pi� conflittuali�, proprio sull’onda di episodi nei quali la fanno da padroni le minoranze pi� rumorose. Una preoccupazione che Prodi intende tenere per s�, senza alimentarla con dichiarazioni, anche perch� in questi giorni non ci sono soltanto i sindacati. Dichiarazioni come quelle di Giuliano Amato e interviste come quelle del ministro di Rifondazione Paolo Ferrero, viste da palazzo Chigi non aiutano. Ma proprio commentando informalmente quelle sortite, Prodi ieri mattina minimizzava: �Ora quel che conta � chiudere con la Finanziaria, del resto parleremo dopo�.

      Eppure, il presidente del Consiglio si rende conto che una radicalizzazione di Cgil, Cisl e Uil non sarebbe un bel viatico alla vigilia di una riforma impegnativa come quella delle pensioni. E a rendere guardingo il presidente del Consiglio c’� anche l’atteggiamento della Cgil. Guglielmo Epifani ha fatto sapere che il pi� grande sindacato italiano non intende fare movimentismo fine e s� stesso, ma al tempo stesso c’� qualcosa che la Cgil non consentir� a Prodi: ripetere quel che il primo governo di centrosinistra fece nel 1997-1998 con Rifondazione comunista. In quei due anni Prodi, per venire incontro a Fausto Bertinotti, concesse a Rifondazione la legge sulle 35 ore, passando sulla testa di Cgil e Cisl. In quella stagione i leader dei due sindacati, Sergio Cofferati e Sergio D’Antoni, fecero sapere a Prodi che cos� si deligittimava il sindacato. Il Professore tir� dritto, il �regalo� a Rifondazione non bast�, ma otto anni pi� tardi in Cgil c’� chi lo ammette: �Quella vicenda � diventata un’ossessione�. Quel sentimento cos� forte sar� pure una sorta di complesso di inferiorit� verso un partito guidato da un ex sindacalista come Bertinotti, sta di fatto che al quartier generale della Cgil hanno intenzione di chiarire nei prossimi giorni a Prodi che sulla vicenda delle pensioni c’� un solo schema possibile: la maggioranza faccia un accordo al suo interno e poi inizi la trattativa con i sindacati.

      Come dice Pier Paolo Baretta, numero due della Cisl: �Il governo si faccia un’opinione e poi si presenti al tavolo con noi senza proposte chiuse�. In altre parole, se il governo far� qualche concessione in pi�, i sindacati vogliono rivendicarla loro, senza essere scavalcati in zona Cesarini da Rifondazione comunista. Quel che a palazzo Chigi ancora faticano a mettere a fuoco � che anche due sindacati come Cgli e Cisl, pur rispondendo alle proprie basi sociali, hanno un’ambizione politica. In particolare a palazzo Chigi faticano a capire se l’inquietudine della Cisl possa saldarsi, un domani, al disegno politico di chi volesse dare una spallata al governo. Prodi non lo ammetter� mai in pubblico, ma guarda sempre con un filo di diffidenza ai movimenti di Franco Marini. Che per ora sa di poter rivendicare davanti a maggioranza e minoranza una presidenza dell’aula di palazzo Madama in stile bipartisan. Come confida Marini, �quando diventi presidente del Senato, devi rinunciare a qualsiasi tentazione partigiana, devi essere e dimostrare di essere davvero equidistante�.

      Ma Prodi per natura � portato a sottovalutare la manovra politica tanto � vero che, ancora ieri ha ripetuto di essere convinto che quel che conta sono i fatti e i �fatti dimostreranno che il Paese torner� a crescere� e anche sulle pensioni, il primo, grande scoglio del 2007, il presidente del Consiglio ha gi� in testa i paletti irrinunciabili per la riforma: �L’intervento sulle pensioni andr� realizzato col massimo di condivisione possibile e dopo un’amplissima discusisone, dovremo essere meno rigidi sull’et� pensionabile ma andr� evitato un allungamento obbligatorio�.