Lavoro: la sicurezza amplia la «platea»

18/05/2004



        sezione: NORME E TRIBUTI
        data: 2004-05-18 – pag: 23
        autore: MARCELLO FRISONE

        LAVORO Testo unico in dirittura d’arrivo al ministero – Probabile via libera dell’Esecutivo prima dell’estate
        La sicurezza amplia la «platea»
        Verso la semplificazione della 626 – Applicazione delle tutele estesa alle forme contrattuali della legge Biagi
        ROMA • Il Testo unico per la sicurezza e la salute sul lavoro estenderà le tutele anche alle nuove figure contrattuali previste dalla riforma «Biagi». Non solo. Per dare più tutela all’attività di autonomi e imprese familiari verranno introdotti l’obbligo delle «disposizioni di protezione individuale» e una periodica sorveglianza medica. Il tutto in una "logica" di prevenzione degli incidenti sul lavoro (il cui rilancio è demandato anche agli enti bilaterali) che coinvolgerà le piccole imprese. Sono questi alcuni degli ingredienti contenuti nel Testo unico sulla sicurezza e salute sul lavoro che, fermo al palo da oltre un anno, proprio in questi giorni dovrebbe essere ultimato dal gruppo ad hoc guidato dal sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi. L’obiettivo è portare il Testo unico in Consiglio dei ministri, almeno in via preliminare sotto forma di schema di decreto legislativo, prima della pausa estiva. «Il gruppo di lavoro "informale" — dice Sacconi — sta per concludere la proposta che dovrà essere condivisa dalle altre amministrazioni, a partire dal ministero della Sanità. Una volta approvata, sarà varata in via preliminare dall’Esecutivo, penso prima dell’estate, per il successivo confronto con le Regioni e le parti sociali». Il Testo unico. Il "riassetto" normativo in materia di sicurezza del lavoro, stabilito dall’articolo 3 della legge 229/03 (la legge di semplificazione 2001), è previsto entro un anno dall’entrata in vigore della legge stessa (il 9 settembre 2004). Ma questo termine slitterà sicuramente di sei mesi. «È stato presentato un emendamento che porterà da 12 a 18 mesi il tempo di esercizio della delega — spiega il sottosegretario al Welfare —. La correzione è stata apportata al provvedimento all’esame del Senato che contiene le proroghe di termini previsti da disposizioni legislative. Speriamo di concludere prima, ma riteniamo doveroso dedicare un congruo tempo al dialogo con le Regioni che dalla nuova Costituzione hanno competenze concorrenti in materia e anche con le parti sociali». Non solo. Il confronto coinvolgerà anche i medici del lavoro oltre ad alcuni Ordini professionali «che hanno indubbie e radicate competenze ed esperienza in materia». L’obiettivo. Il Testo unico si prefigge di rendere il nuovo impianto normativo più semplice, certo ed «effettivamente applicato dal sistema». La revisione delle norme sulla sicurezza è dovuta essenzialmente a due motivi. Il primo è che l’attuale decreto legislativo 626/94 è stato «tarato sulla grande e strutturata dimensione di impresa». Non è adeguato, quindi, a essere effettivamente applicato nel «diffuso tessuto delle piccole imprese, come in agricoltura». Il secondo motivo è che il decreto 626 non tiene conto «dei nuovi lavori — spiega Sacconi —, cioé di come stia cambiando l’organizzazione del lavoro dove, grazie alle nuove tecnologie, ciascuno degli operatori si specializza e quindi in uno stesso ambiente di lavoro possono coabitare soggetti con diverse tipologie contrattuali e anche dipendenti con diversi datori di lavoro». Tant’è che, a questo proposito, uno dei contenuti della riforma è quello di ampliare il campo di applicazione, recependo molte delle novità introdotte dalla legge Biagi. «Le norme in materia di sicurezza — continua il sottosegretario — si applicheranno più che al rapporto di lavoro a ogni ambiente di lavoro dove, oltre al titolare, si trovano figure terze a qualsiasi titolo, dai dipendenti ai collaboratori, dai lavoratori a termine a quelli in affitto e anche gli stagisti». Autonomi e imprese familiari. Un’altra novità è quella di applicare le nuove norme del Testo unico al lavoratore indipendente e all’impresa familiare: per queste figure è previsto che si applicheranno «almeno» le disposizioni di protezione individuale e una periodica sorveglianza medica. Questo vale, per esempio, sia per il singolo agricoltore («il coltivatore diretto, autonomo, senza dipendenti che oggi non è soggetto a nulla») sia per l’impresa familiare. Enti bilaterali. Un ruolo importante ai fini anche della prevenzione dovrebbe spettare agli enti promossi dalle parti sociali. «In modo che — conclude Sacconi — il cosiddetto controllo sociale che questi producono consenta per le aziende iscritte di applicare una maggiore semplificazione in quanto il controllo sociale integra quello amministrativo». E, per agevolare questo confronto «sostanziale e non formale» con gli enti bilaterali, l’Inail dovrebbe sviluppare un benchmarking, un modo di misurare i danni alle persone nel luogo di lavoro con un sistema articolato «che vogliamo condividere con le Regioni e con le parti sociali».