“Lavoro” «La rivolta della carne da macello»

10/04/2007
    domenica 8 aprile 2007

    Pagina 16 /17 – Cronache

    Inchiesta
    Il lavoro che uccide
    Una carneficina che non si ferma

      «La rivolta della carne da macello»

        La battaglia legale
        di ex operai della Breda
        «Presi per pazzi,
        ora ci cercano tutti»

          ROMA
          Il buio del tunnel delle morti bianche è più nero del nero. Perché i casi non sono diminuiti, anzi; perché politici e Stato appaiono lontanissimi, e perché in fondo la classe operaia, il lavoro, le tute blu, i cantieri, non sono più di moda nemmeno a sinistra. Eppure un barlume di luce forse spunta. Siamo in periferia profonda di Milano. Qui un gruppo di 15 operai della ex Breda Fucine di Sesto San Giovanni appartenenti al Comitato per la Difesa della Salute nei luoghi di lavoro (circa 300 soci) si ritrova per fare il punto su pendenze e iniziative legali.

          Al comitato ci accolgono in un giorno di festa. I locali scarni del Centro di Iniziativa Proletaria, intitolato alla memoria di Gianbattista Tagarelli, morto nel 1999, appaiono perfino vivaci.

          Sono in corso i preparativi per una festicciola in onore di Ignazio Napoletano, 54 anni, fresco pensionato. Ha vinto la propria battaglia personale contro l’Inail. Ma per cosa lottano gli operai della ex Breda? A raccontarcelo è Michele Michelino, 57 anni, anima del comitato. «La Breda è stata chiusa nel 1992, a soli tre anni dalla sua privatizzazione, e scissa in tre parti. All’epoca – spiega – molti operai sono stati licenziati ma ottennero, dopo dure lotte, il ricollocamento, a cominciare dai cinque che per primi si erano ammalati di tumore a causa dell’amianto».

          Già, l’amianto. In tutti questi anni molte tute blu sono morte per questo: «I decessi accertati finora sono ben 76», precisa Michele. La lunga marcia contro il killer invisibile comincia nel lontano 1976, quando il Servizio di Medicina preventiva per gli Ambienti di Lavoro già elaborava rapporti sulla pericolosità di questo materiale. Eppure, «nonostante dirigenti e sindacati lo sapessero e le prove della sua pericolosità si avessero già dal 1931 in Inghilterra – incalza Michele – resiste un muro di omertà trasversale scandaloso. Proprio così: "hanno lucrato, con la complicità dei sindacati, sulla pelle di tanti operai approfittando che le patologie da amianto hanno una latenza molto lunga, pari a circa 30 anni».

          Una battaglia, quella di Michelino, che ha consentito, nel 2001, a 400 lavoratori di essere sottoposti a visita medica. Risultato: la Clinica del Lavoro di Milano accertò la presenza di placche pleuriche nell’8% dei casi. L ‘Inail, però, si è sempre rifiutata di concedere i benefici previsti dalla legge appellandosi al fatto che i lavoratori avrebbero potuto contrarre il tumore anche altrove, non necessariamente in fabbrica. Tuttavia, gli operai della Breda non si sono mai arresi. Michele è orgoglioso dei risultati ottenuti finora. «Abbiamo istruito 19 denunce private, ma sono state tutte archiviate. Stessa sorte è toccata alla denuncia per strage. Nel 2001, al ventesimo tentativo, abbiamo ottenuto che si aprisse un processo. Delle due cause intentate, una è stata vinta. Nel 2005 nove dei dodici dirigenti imputati sono stati condannati, ma il reato è caduto in prescrizione per decorrenza dei termini. L’indulto ha fatto il resto…».

          Certo, nel corso degli anni, non sono mancati momenti di difficoltà. «All’inizio – ricorda Michelino – c’era chi ci dava dei pazzi e terroristi. Ora invece ci chiamano da tutta Italia. Abbiamo un solo rammarico: l’assenza dei politici».

          Ma guai ad arrendersi. Il movimento sta addirittura sperimentando nuove forme di comunicazione. Assieme alla Compagnia degli Stracci è stato «costruito» lo spettacolo teatrale «Frankenstein». Tra i protagonisti Silvestro Capelli, 63 anni, laringectomizzato, unico sopravvissuto del suo reparto. «Sono entrato in Breda a 18 anni, facevo il fresatore, tra poco ne compirò 64. Il mio problema alla gola ha cominciato a manifestarsi nel 1995. Un anno dopo mi avevano già tolto via tutto. Come me, tante altre persone hanno combattuto e combattono contro lo stesso male. Ma perché chi ha in mano il potere non si rende conto che non si tratta di mere coincidenze?».

        [hanno collaborato
        Gerardo Mauro e Anna Gomarasca]